In manette sei romeni di Ponte Mammolo

Vivevano nel campo rom di Ponte Mammolo i sei romeni arrestati la scorsa notte in due distinte operazioni dei carabineri della compagnia Monte Sacro. I primi quattro - tra cui un quattordicenne - hanno rapinato e poi colpito alla testa un uomo di 50 anni che stava rincasando, su via Tiburtina. Dopo qualche minuto è stato un passante ad accorgersi della vittima a terra e a chiamare il 118 che ha soccorso il ferito, mentre i carabinieri si sono messi immediatamente alla ricerca della Renault chiara con la quale i romeni erano fuggiti. Poco dopo l’auto è stata fermata dai militari in via Casal de’ Pazzi: all’interno c’erano ancora i documenti dell’uomo rapinato, il suo portamonete e il denaro che conteneva. E gli altri due romeni? Arrestati subito dopo aver rubato una Ford Fiesta parcheggiata lungo viale Kant, a Monte Sacro.
Proprio l’insediamento abusivo di Ponte Mammolo fu teatro, durante le notti di mercoledì e giovedì scorsi, di un raid di 40 persone - probabilmente residenti esasperati - che con i volti coperti da passamontagna, armate di molotov, spranghe, mazze e catene, avevano tentato di dar fuoco alle baracche. Il capo della spedizione, il quarantenne L.F., venne fermato, processato per direttissima e messo agli arresti domiciliari. «Dovevamo dar loro una lezione - si giustificò -. Ormai hanno invaso la nostra zona, sono prepotenti, ci aizzano i cani contro quando passiamo con i nostri figli, ci tirano l’acqua se li guardiamo troppo a lungo». Violenza contro violenza, quindi, in un cortocircuito provocato da una miscela esplosiva: l’assenza di controlli sul territorio e un malinteso senso di giustizia «fai da te» stile far west. Nei giorni successivi una delegazione del Campidoglio si recò al campo per esprimere solidarietà alle vittime del raid e per «aprire un importante canale di comunicazione con i rom», come spiegò il vicepresidente del V municipio, Antonio Medici.
Anche ieri l’assessore capitolino alla Sicurezza, Jean Lèonard Touadi, ha parlato di «ulteriore dimostrazione di come le forze dell’ordine e la polizia municipale siano sempre in prima linea per garantire ai cittadini sicurezza in una città dove il rispetto della legalità va di pari passo con l’attenzione alle politiche di accoglienza e integrazione». Ma nell’opposizione c’è chi la pensa diversamente. «Gli episodi criminosi - commenta il consigliere comunale di An, Fabrizio Ghera - confermano le più fosche previsioni di Alleanza nazionale, che da mesi, con diverse manifestazioni pubbliche e la raccolta di migliaia di firme, testimonia il proprio sostegno ai residenti del V Municipio e cerca di evidenziare all’amministrazione le drammatiche proporzioni della presenza di insediamenti abusivi. Già da diversi giorni sono in programma due presìdi per la sicurezza nella zona in questione. Il primo venerdì 28 dalle 16,30 alle 19,30 in via Casal de’ Pazzi (angolo via Valletta). L’altro sabato 29 dalle 9,30 alle 13 al mercato di viale Kant». «Lunedì 1 ottobre alle 12 - annuncia il consigliere comunale Fabio Sabbatani Schiuma - ci sarà un sit in davanti alla stazione metro di Ponte Mammolo, dove si ribadirà quanto chiesto in due petizioni al sindaco Veltroni: i campi nomadi devono essere lontano dai centri abitati e chi non è in grado di mantenersi deve essere rimpatriato secondo le direttive Ue». Due giorni prima, sabato prossimo alle 11, da Via dei Colli Portuensi, partirà il «Corteo per la sicurezza», organizzato dai comitati di quartiere del XV e il XVI Municipio. «Abbiamo paura di continuare a vivere nell’insicurezza» denuncia anche Roberta Moriccioli, figlia di Luigi Moriccioli, il ciclista ancora in coma dal 17 agosto dopo la violenta aggressione subita sulla pista ciclabile di Tor di Valle. Cortei, presìdi, sit-in in tutta Roma, «la città più sicura d’Italia», come disse il sindaco Veltroni appena all’inizio di settembre.