In manette il violentatore delle nonnine

Si chiama Rocco Mancino ed è residente a Ruoti, in provincia di Potenza l’uomo di 47 anni, arrestato dalla polizia con l’accusa di aver picchiato selvaggiamente e poi violentato una donna di 85 anni di Potenza.
Era un maniasco seriale, uno stupratore di nonnine. Si tratta del quarto episodio di violenza sessuale commesso dall’uomo dal 1993 a oggi: il primo caso riguardava una familiare di soli dieci anni, a cui sono seguiti altri due stupri -su donne di oltre settant’anni d’età- per i quali Mancino ha scontato dieci anni di carcere, dal 1999 sino alla fine del 2008. ma i suoi impulsi malati lo hanno spinto a rifarlo.
Così l’altro ieri è tornato dietro le sbarre in base a un’ordinanza emessa dal gip di Potenza, Domenico Musto, su richiesta del pm Rosa Larocca.
Mancino, a quanto si è appreso, conosceva già la donna di Potenza, in quanto amico del figlio: è stata questa la scusa per anadre in più d’una occasione a trovare la donnna a casa. L’anziana, vedova da alcuni anni, si fidava dell’uomo e che quindi lo lasciava tranquillamente frequentare la sua abitazione.
L’ultima visita però, a ottobre 2009, si è conclusa in modo drammatico. Mancino prima ha tentato un «approccio» con la richiesta di un rapporto sessuale, ma al rifiuto dell’ottuagenaria è diventato violento e l’ha selvaggiamente picchiata e quindi stuprata. La donna, nonostante tutto, per la vergogna, non ha denunciato l’accaduto e non ne ha parlato con i figli. Ma questi, il giorno successivo, si sono accorti di alcuni lividi sul corpo della madre e l’hanno accompagnata in ospedale, credendo in parte al racconto di un incidente domestico. Sono stati gli agenti della Questura di Potenza a riuscire a «strappare» alcuni particolari della vicenda, ricostruita anche grazie alle testimonianze dei condomini del palazzo in cui vive l’anziana. Gli investigatori, durante un sopralluogo in casa dell’anziana, sono riusciti a raccogliere alcuni indizi, e in particolare il dna dell’uomo. Il confronto con le tracce trovate sull’anziana è stato decisivo.
Da quello choc la donna non si erà però più ripresa, e anzi le sue condizioni di salute erano peggiorate. Tanto che due mesi dopo quella violenza, è morta per una serie di complicazioni dovute a un intervento chirurgico al quale era stata sottoposta.