«Manganellato da quel vigile» Dopo 3 mesi parla di razzismo

A sostegno della sua versione il giovane porta la testimonianza di due donne italiane

(...) L’episodio, per la verità, risale al 16 luglio. Due mesi e mezzo prima che la querela arrivasse al magistrato. E prima dell’allarme xenofobia. Due mesi e mezzo dopo, però, il legale del ragazzo - l’avvocato Martina Bianchi - ha chiesto «di contestare l’aggravante del razzismo perché non c’è altra spiegazione di quel che è accaduto». Ma così, almeno per il momento, non è stato. «Il mio assistito - insiste l’avvocato - era appena arrivato in Italia, non capiva l’italiano e non sa se gli siano stati rivolti insulti razzisti», prosegue il legale. Di certo «si è spaventato da morire. Sono state le donne che hanno assistito a tutta la scena a convincerlo a rivolgersi a un avvocato e a fare una denuncia». Perché, in questa storia, ci sono anche due testimoni. Due donne, entrambe italiane. La loro versione potrebbe essere utile al magistrato per ricostruire la dinamica della presunta aggressione.
Alla stato, dunque, l’unica versione è quella di Robert P., rom romeno di Jud Braila. Racconta di «aver lascito la Romania per fuggire dalle condizioni di estrema povertà e per evitare di morire di fame e malattie». Arriva in Italia. Fa il lavavetri. La mattina del 16 luglio 2008 - continua - si trova «al semaforo di viale regina Margherita, all’angolo con via Campi. Verso le 11.20 si è avvicinato un agente di polizia locale» che gli ha «strappato di mano l’attrezzo» usato «per lavare i vetri, piegandolo fino a renderlo inutilizzabile e gettandolo poi nel cestino».
Ancora. «Dopo aver preso per il polso» Robert, «l’agente lo ha trascinato sul marciapiede», costretto «a mettersi con entrambe le mani appoggiate sul muro per perquisirlo». Robert «ha esibito immediatamente la carta d’identità», ma il vigile «non ha prestato alcuna attenzione al documento», anzi «ha estratto il manganello e iniziato a percuoterlo sulla testa e sulle gambe».
A quel punto, è intervenuta una donna. La prima dei due testimoni. E «solo al sopraggiungere della signora, l’agente ha smesso di percuotere» il romeno. Salvo poi rivolgersi alla signora, «invitandola ad allontanarsi e a farsi “gli affari suoi”». Poco dopo, il secondo testimone. E l’agente, stando al racconto del romeno, avrebbe detto che «adesso, grazie a queste signore benpensanti, ti becchi pure una denuncia». Ovvero, rifiuto di generalità e resistenza.
«Gli episodi descritti - conclude la querela - evidenziano l’intento (del ghisa, ndr) di calpestare la dignità umana» di Robert «in quanto appartenente all’etnia rom». Un tema attuale, la xenofobia. Forse, oggi più che a luglio.