Manganello radical chic

Vieni via con me che ti spiego cos’è il buon giornalismo, mi lasci giusto due orette sulla Rai, indisturbate, al riparo da Masi e vecchi merletti (sennò è censura) e ti racconto io, che sono tradotto in 28 lingue, cos’è questa moderna macchina infernale, questa macchina del fango, insomma questo schifo di stampa berlusconiana. Vai con loro, con Saviano e Fazio, con siparietto comico e canzone pop, e lo sputtanamento è da premio Oscar o Pulitzer. Anzi no, macché sputtanamento, è giornalismo civile, inchiesta seria, supergriffata tra l’altro, il nostro, quello sì che è putrida melma, fango che neppure tonifica la pelle come fa quello di Repubblica, vellutato al tatto e pieno di minerali salutari.
Poi dice che il centrodestra fa male a perdere Saviano, ma qui è lui che si sta perdendo nello showbiz del culturame televisivo chic. Ci rinfaccerà il metodo Boffo, questo luogo comune che ormai abbonda sulla bocca dei cretini, monologando come un vate nel salottino parrocchiale di Che tempo che fa, mentre squadernerà con maestria, come si conviene al servizio pubblico, il metodo Fazio, inteso come Fabio. Che poi è una variante subdola del metodo Santoro, il quale almeno prevede l’autodifesa del malcapitato servo berlusconiano. Lì no, nell’autocompiacimento da tv intelligente si perpetra il manganellamento soft, educato e dalle buone letture, additando il nemico (i sottoscritti, peraltro) al pubblico ludibrio, ma ironico e cortese. Una volta era l’autore di Gomorra, tanto tempo (che) fa, prima che gli autogrill e le offerte «tre al prezzo di due» lo tramutassero nella controfigura di se stesso. O forse chissà, in una controfigura di Fazio e altri maestri di correttezza tv, un pretesto nobile per dare del bandito a chi non va. Saranno contenti i camorristi, che tra un po’ manco più si ricorderanno di minacciarlo tanto è diventato inoffensivo, più o meno come uno Scalfari (sì ma già trombone a 31 anni?).
Dagli affari dei Casalesi agli articoli del Giornale su Fini, ma che è successo a Saviano? No, forse siamo prevenuti, qui nella fabbrica del fango, e ci prefiguriamo che lo scrittore celebrato cada nella banalità militante, lì in tv a ripetere uno schema da bar dello sport. La macchina del fango, il grande tema civile a cui consacrare l’agognato show, tratterà pure di Repubblica, senza dubbio, delle soffiate e delle veline che si trasformano in inchieste, e delle campagne del Fatto sui mafiosi che fanno baciamano al Pdl, delle panzane su contorti traffici immobiliari ad Antigua (talmente contorti che non se n’è cavato nulla), della prurigine tipo Le Ore sulle mignotte mezze matte che raccontano tutto e il suo contrario, però prese come oracoli. Di fango ce n’è, forse non bastano due ore, ma Saviano è quello giusto, esperto com’è del business monnezza e contraffazione. Ci mancherebbe solo che uno così si mettesse a spacciare sermoni-tarocchi.