Manhattan Transfer, ed è subito jazz

Simone Mercurio

Terza decade per il Roma Jazz Festival, il più longevo della Capitale, che prenderà il via con la sua trentesima edizione domenica 29 ottobre all’Auditorium Parco della Musica. Tre appuntamenti per la grande festa d’inizio di una kermesse che si protrarrà fino al 26 novembre. La matinée inaugurale d’apertura, alle 11 nella sala Santa Cecilia, è affidata alla PMJO Parco della Musica Jazz Orchestra con un concerto evento «Quercia del Tasso Reunion» cui partecipano gli stessi protagonisti che, nell’estate del 1977 nell’anfiteatro della Quercia del Tasso, segnarono l’inizio di quest’avventura. In serata, ore 21, ancora alla Santa Cecilia, sarà la volta del concerto-evento dei Manhattan Transfer, il gruppo vocale più famoso al mondo, attivo da oltre trent’anni, che ha dedicato la sua carriera alla riscoperta di stili tradizionali come il doo-wop, lo swing e il jazz. Nel Teatro Studio, invece, alla stessa ora sarà di scena il felice incontro del grandissimo clarinetto di Gabriele Mirabassi e della chitarra di Guinga, musicista e compositore «maestro umile» della nuova musica brasiliana. Attivi da più di trent’anni, i gloriosi Manhattan Transfer prendono il nome da un libro dello scrittore americano John Dos Passos, e muovono i primi passi nel 1969 a New York City per iniziativa dell’attuale leader vocale Tim Hauser. La prima formazione, di cinque elementi, dura lo spazio di un album Jukin (Capitol 1971) tributo alla musica degli anni ’40, poi nel 1972 Hauser decide di muoversi in un ambito più legato al jazz e allo swing, con una formazione di quattro elementi. Oggi il quartetto formato da Cheryl Bentyne, Janis Siegel, Tim Hauser e Alan Paul è ormai parte della storia del jazz, con quella raffinatezza vocale unica che lo ha reso celebre in tutto il mondo.
Il Jazz Festival capitolino proseguirà poi il 2 novembre con il concerto in Quartet del giovanissimo asso del sax Francesco Cafiso, uno dei talenti più precoci nella storia del jazz. Anthony Braxton e Roscoe Mitchell invece, ovvero due grandi vecchi del sax, tornano insieme in scena il 4 novembre, per la prima volta dai tempi della loro prima storica incisione del 1966, in un concerto in esclusiva per il Roma Jazz Festival. Saltellando fra gli appuntamenti il 6 novembre ritroviamo in concerto a Roma il virtuoso del piano «solo» Brad Mehldau, jazzista che oltre le innumerevoli e prestigiose collaborazioni ha «prestato» la sua musica a film come Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick e Million Dollar Hotel di Wim Wenders. Il sax di Wayne Shorter torna invece all’Auditorium Parco della Musica il 7 novembre con il suo celebre quartetto, composto da musicisti di eccezionale caratura. Infine due appuntamenti imperdibili per gli amanti del jazz a chiudere la rassegna. Il 19 novembre è la volta della leonessa del jazz Dee Dee Bridgewater con «Malian Project» insieme con All Star Malian Band. Un progetto con il quale la «signora del jazz» ha voluto ritrovare le sue radici accostandosi alla musica del Mali. Gran finale il 26 novembre con Paolo Fresu e Danilo Rea, due nomi che certamente non hanno bisogno di presentazioni, che si incontreranno per la prima volta in un concerto inedito per chiudere il Roma Jazz Festival e festeggiare i trent’anni della manifestazione.