Le mani di Damiano sul tesoretto: quei soldi servono per le pensioni

da Roma

Tommaso Padoa-Schioppa non fa in tempo a incassare l’autorizzazione europea a utilizzare il «tesoretto», che un altro ministro esce allo scoperto su come spendere le maggiori entrate non destinate alla riduzione del deficit. Fra l’altro, la Banca centrale europea va in direzione opposta all’Ecofin: tutte le maggiori entrate, quindi anche il «tesoretto» deve andare a riduzione del deficit.
Questa volta tocca a Cesare Damiano a spiegare come verranno utilizzati i 2,5 miliardi sbloccati dall’Ecofin. «Sarà diviso in tre mucchietti», annuncia il ministro del Lavoro. «Il più grande sarà per le pensioni (la cui riforma dovrà essere completata entro giugno), il secondo per gli ammortizzatori sociali, il terzo per salari e produttività». E sulla rivalutazione delle pensioni «vogliamo partire - aggiunge il ministro - dalle più basse». A chi gli fa osservare che, forse, i 2,5 miliardi del «tesoretto» non sono sufficienti per le spese che ha in mente, il ministro risponde: «Be’, io dico: intanto cominciamo».
Lo schema di Damiano sull’utilizzo del «tesoretto» non è esattamente quel che ha in mente Romano Prodi, e nemmeno quello che ha proposto Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale. E l’argomento è stato oggetto di un incontro a Palazzo Chigi fra il presidente del Consiglio e Padoa-Schioppa.
In una lunga lettera al Corriere della Sera, Prodi ha scritto che la sua idea di utilizzo dell’extragettito è di indirizzarlo, per i due terzi, alle famiglie meno fortunate; e il resto, agli investimenti. Damiano riconosce che le risorse a disposizione non sono enormi: «C’è chi dice che sono tante, chi che sono poche». Resta un dato: per rispettare le indicazioni di Prodi o anche quelle di Damiano servirebbe almeno di triplicare il «tesoretto» a disposizione. Nei progetti di Prodi, infatti, alle famiglie meno fortunate (pensionati compresi) andrebbero 1,6 miliardi di euro. In Italia esistono 24milioni di contribuenti che hanno dichiarato redditi fino a 15mila euro. Una redistribuzione «orizzontale» assicurerebbe a questi contribuenti 66 euro in più all’anno; 5,5 euro al mese.
E forse questi numeri sono stati al centro dei colloqui di Palazzo Chigi con Padoa-Schioppa. Il governo, infatti, con questo dibattito sul «tesoretto» sta manifestando le sue divisioni interne. Per di più, viste le cifre a disposizione, con il rischio di alimentare speranze nelle fasce meno fortunate dei contribuenti; speranze poi destinate ad essere disilluse. Quindi, con il rischio di un fenomeno boomerang sui consensi: già non esaltanti, a giudicare dai sondaggi.
Così è probabile che l’argomento «tesoretto» venga affrontato nei colloqui a margine del Consiglio dei ministri. Non è escluso che lo stesso Prodi faccia un invito alla cautela ai ministri. Padoa-Schioppa lo avrebbe informato che il clima che si respira nelle riunioni europee non è eccezionale per l’Italia. Al governo viene chiesto di anticipare al 2010 (anziché al 2011) l’azzeramento del deficit. E quindi di agganciare una manovra alla Finanziaria per il 2008. Prodi voleva evitarla e utilizzare l’extragettito che non finisce nel «tesoretto».