LE MANI SUL PORTO

Magari, a volte, non ce ne rendiamo conto abbastanza. Magari, a volte, è come se fosse ancora in piedi il muro di Caricamento. Magari, a volte, i cancelli che delimitano il territorio di pertinenza dell’Autorità portuale di Genova sono più pesanti del muro di Berlino. Ma, al di là della divisione fra al di qua e al di là dei cancelli, Genova è il porto: sulle banchine c’è il nostro tesoro, in termini di ricchezza, di lavoro, soprattutto di futuro.
È come se ci trovassimo di fronte a una miniera d’oro. Genova è la porta d’Europa, approdo naturale delle merci e dei traffici in arrivo anche dai nuovi mercati del Far East. Ormai, a furia di scriverlo, è diventato uno sciolingua, una filastrocca.
Strofa 1): le navi provenienti da Cina e India con le merci destinate a tutto il continente, se approdano a Genova guadagnano cinque giorni di viaggio rispetto a Rotterdam.
Ritornello): grazie al Terzo Valico che si innesta sui principali corridoi europei, Genova diventerebbe il porto strategico per tutta l’Europa.
Strofa 2): Senza Terzo Valico i cinque giorni di navigazione guadagnati da merci e container sono assolutamente inutili, perchè vanificati da lunghissime permanenze in banchina, per la mancanza di infrastrutture adeguate a farli uscire velocemente dal porto.
La canzoncina è nota. Il fatto che il porto di Genova sia una miniera d’oro è la diretta conseguenza. Il fatto che in molti tentino di mettere le mani sulla miniera d’oro è la conseguenza indiretta. Proprio per questo occorre vigilare attentamente sulla guerra di successione a Giovanni Novi, che può aver fatto alcuni errori o anche molti errori negli anni della sua (...)