Il maniaco ora è sfregiato

Paola Setti

Alle 16 la polizia aveva bloccato il palazzo, un agente per piano e gli uomini della Scientifica a fare i rilievi dappertutto, nel portone e in ascensore. Lui, al solito, era già scappato, almeno mezzora prima. Solo che questa volta c’è una traccia in più per trovarlo, perché la ragazzina che ha aggredito lo ha graffiato al viso per liberarsi.
Le tre di ieri, stessa storia nuova tragedia, questa volta in un condominio di via San Martino. Vittima dell’ormai tristemente noto «maniaco dell’ascensore», ancora una volta, una minorenne, una ragazzina di soli 15 anni.
È andata come sempre. Anche se nevicava, anche se forse la bufera avrebbe potuto scombussolare i suoi piani. Ha aspettato nel portone, nascosto. Ha atteso che la ragazza chiamasse l’ascensore, e che l’ascensore arrivasse al piano terra. Allora l’ha spinta e aggredita. Ancora una volta sono state le grida disperate di aiuto della ragazza a salvarla dalla violenza peggiore, i vicini che accorrono, lui che scappa. È la diciottesima volta che l’uomo, ormai è chiaro che si tratta di un maniaco seriale, torna a colpire. La prima volta era il gennaio 2005, via Amarena. In questo mese sono già tre le vittime: il 9 in via Granello, il 16 in corso Magenta, ieri in via San Martino. Ieri, sotto choc, la ragazza aggredita non ha potuto fornire una nuova descrizione dell’uomo agli inquirenti, che da mesi cercano di ricostruirne l’immagine esatta fra i tanti identikit. Almeno, però, è riuscita a graffiarlo.
Gli agenti della Squadra Mobile non forniscono dettagli, in una doverosa consegna del silenzio. Ieri sono intervenuti immediatamente, appena ricevuta la chiamata di allarme. Si sono posizionati uno per piano, forse per avvertire gli inquilini di non toccare nulla uscendo di casa. Chi entrava nel portone veniva pregato di fare molta attenzione e di passare velocemente, per non inficiare il lavoro della Scientifica che stava raccogliendo capelli, impronte, tutti gli elementi possibili a far terminare, una volta per tutte, questa tragica sfida.