Manifestare? Sì, no, forse: A sinistra è psicodramma. Tutti in corteo ma di nascosto

L’opposizione resta senza bussola: dai proclami
del "rischio dittatura" alle frenate del "rinviamo tutto". I vertici del partito
in ordine sparso. Militanti disorientati: qual è la vera linea?<br />

Allora, compagni: ricapitoliamo. Ci vediamo in piazza al Circo Massimo il 25 ottobre. Mi raccomando puntuali. I panini li porta Bersani da Piacenza, alle bevande ci pensa Franceschini. Prova, prova, uno due tre. Il palco è già pronto, le luci pure, l’audio è ok, benissimo: possiamo manifestare. Però aspetta un momento: ma manifestare contro chi? Contro Berlusconi? Abbasso Berlusconi! Oppure contro la crisi? Abbasso la crisi! Gentiloni che dice? «Non cerchiamo la spallata».

Sentito? Niente spallate compagni: al massimo un pizzicotto, un solletico democratico, tenete le mani a posto, non facciamoci riconoscere. Prova, prova, uno due tre: siamo tutti pronti. Ma pronti a far che? Cosa dice Rutelli? Dice che la manifestazione, con tutto ’sto po’ po’ di crisi, «deve essere ripensata». Capperi: a ripensarla non ci avevamo pensato. Vabbè, ma se non ce la prendiamo con Berlusconi, con chi ce la prendiamo? Con le punture di zanzara e i tafani? Abbasso le punture di zanzara e i tafani! No, aspetta aspetta: qua ci vuole qualcosa di più tosto. Cos’è che dice ancora Gentiloni? «In piazza non dobbiamo drammatizzare».

Capito, compagni? Niente drammi, in piazza: gli slogan a bassa voce tipo ninna nanna, le bandiere sventolatele con cautela, niente trombette né fischietti, consentite soltanto le alzate di sopracciglia, insomma state schisci, che diamine. E poi, non chiamiamola piazza, sennò la gente si agita: diciamo che scendiamo in piazzetta, anzi, scendiamo in viuzza, in una calle, in un’isola pedonale. Cos’è che vuole Bettini? Pure lui dice che «la piazza non dev’essere un’occasione di scasso», anche se in effetti ci siamo già scassati da un pezzo. Cosa dice la senatrice Concia, laggiù in fondo? «Se manifestiamo contro la xenofobia, allora manifestiamo anche contro l’omofobia».

Proposta accolta e rilanciata: manifesteremo anche contro la claustrofobia, l’aracnofobia, e l’agorafobia, che per chi non lo sapesse è la paura degli spazi aperti. Tipo le piazze. Prova, prova, uno due tre. Manca poco, ragazzi, abbiamo pure il titolo: «Salva l’Italia». Però in effetti si capisce poco. Salva l’Italia da chi? Dal virus dell’influenza? Dall’anticiclone delle Azzorre? Da Michele Cucuzza? Ragazzi fate parlare Veltroni: cos’è che dice adesso? Che la manifestazione ora la facciamo «contro la riforma della scuola». Abbasso la scuola! Abbasso i compiti a casa! Viva le vacanze! Prova, prova, uno due tre, il microfono è a posto, schiaritevi la voce che ora manifestiamo. Cos’è che vuole là in fondo Di Pietro? Dice che in realtà «manifestiamo contro la dittatura di Berlusconi». Davvero? Abbasso la dittatura! Questa mattina, mi son svegliato, o bella ciao, ciao, ciao. Cosa dice Morando là dietro? Dice che abbiamo sbagliato tutto, che la manifestazione in verità non è antigovernativa, ma neanche pro-governativa, insomma faremo proteste ma anche proposte, andremo allo scontro ma anche all’incontro.

Ma allora, che facciamo: manifestiamo insieme a Di Pietro ma anche contro Di Pietro? Una linea, qua ci vuole una linea, che dice Bersani? Che «dobbiamo dire un po’ di sì, ma anche tanti no». Alla faccia: più che una linea, sembra uno scarabocchio. Prova, prova, sssa sssa. Che vuole Follini che si agita così tanto? Dice che a questo punto «meglio rinviare tutto». Perdincibacco: e ora chi lo paga l’affitto del pullman? Dai, lascia tutto in conto al tesoriere. Ma D’Alema che ne pensa? Dice che Follini parlava con Veltroni, mica con lui, che dirige «la fondazione». Evviva la fondazione! Ma insomma compagni, tagliamo corto: questa manifestazione la facciamo o non la facciamo? Beh, a ’sto punto rimaniamo così: già che ci siamo vediamoci in piazza. Poi si decide lì per lì. Nel caso ci scappa il cinemino che fra l’altro danno l’ultimo di George Clooney. A proposito, ma al circo massimo c’è pure George Clooney? Pare che c’ha un impegno. Che dice Fioroni là in fondo? Che al cinema vuol vedere Kung Fu Panda? E vabbè, ci vedremo Kung Fu Panda. In ogni modo, il tavolo da Checchino è già prenotato per le nove: come fa i saltimbocca lui non li fa nessuno. Che dice Minniti? Che «continuiamo a ragionare secondo schemi del cavolo»? Che caratteraccio, ’sto Minniti: se non gli piace il cavolo, ordini pure la carbonara. Prova, prova, uno due tre.