Manifesti choc a Brescia Il papà è l’orco di casa

Per difendere le donne, istituzioni e sindacati hanno deciso di puntare su slogan che descrivono gli uomini come picchiatori di mogli e figli

Nino Materi

nostro inviato a Brescia

Non è vero che a Natale siamo tutti più buoni. A Brescia e provincia, ad esempio, hanno deciso che i papà sono tutti più cattivi.
La Commissione Pari Opportunità del Comune; i sindacati Cigl, Cisl, Uil e sei amministrazioni dell’hinterland (Concesio, Gardone Val Trompia, Lumezzane, Marcheno, Sarezzo e Villarcina) hanno fatto affiggere dei manifesti a sostegno della «Campagna contro la violenza maschile sulle donne». Peccato che, per far passare il lodevole messaggio, abbiano scelto come mostro la figura del papà.
Due immagini choc dove il padre viene evocato come chi in famiglia parla solo con le mani: nella prima foto una ragazzina mostra l’occhio livido, e la scritta spiega: «Gli occhi neri sono di suo padre»; nel secondo scatto si vede un bambino che aggredisce una coetanea al grido di «Lo fa anche papà».
Anche dando per scontata la buona fede di chi ha ideato gli slogan, resta lo sconcerto dei tanti papà che ieri attraversando le strade di Brescia si sono sentiti accusati ingiustamente di essere dei genitori picchiatori.
Passeggiando nel centro storico di Brescia, non abbiamo trovato nessuno (neppure una donna) che condividesse il senso di questa campagna che da «antiviolenza» si è trasformata, suo malgrado, in una campagna «antipapà».
Il signor Eugenio Pelizzari, a nome di molti altri genitori bresciani, ha deciso di esprimere il generale disappunto scrivendo una lettera aperta alla presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune, Piera Maculotti: «In maniera insensata e col denaro dei contribuenti, i padri, tutti i padri, si vedono collocati, senza se e senza ma, nella categoria dei mostri».
«Tra chi ha realizzato questi manifesti - denuncia al Giornale il signor Pelizzari - evidentemente non ci sono padri. Altrimenti si sarebbero vergognati di offenderli in modo così clamoroso attraverso un’autentica istigazione all'odio contro i papà».
Dello stesso parere anche i firmatari del «Documento per il padre» che polemizzano con gli ispiratori della campagna: «Ogni padre che si è fermato ai piedi di questi cartelloni - spiega Antonello Vanni - si è sentito ronzare nelle orecchie un unico messaggio: Sei un padre? Sarai un padre? Allora sei una bestia».
«Il senso di quell’immagine è ben diverso - si difendono enti locali e sindacati sponsor dell’iniziativa -, volevamo denunciare le violenze sulle donne che spesso vengono consumate in famiglia, non certo criminalizzare indiscriminatamente il ruolo del padre».
Padri che, in caso si separazione, perdono in un solo colpo moglie, figli e casa; inascoltati da Tribunali spesso indifferenti sia al loro dramma, sia a quello dei figli che vedono la propria stessa identità messa a rischio da questa rottura.
«Io lavoro con molte persone di Brescia e so, come dimostrano le statistiche, che la violenza non è prodotta dai padri, ma dalla loro assenza», sottolinea lo psicanalista Claudio Risé.
Ieri sera in Piazza della Loggia un Babbo Natale distribuiva caramelle ai bimbi. Sotto la barba bianca si nasconderà un orco?