Manifesto anti Israele, gli islamici non si scusano

Lo sdegno degli ebrei: «Smascheriamo una campagna di odio e diffamazione». Appello al ministro dell’Interno

Raffaela Scaglietta

da Roma

Secca condanna politica all’antisemitismo e all’annuncio choc dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) intitolato «ieri stragi naziste-oggi stragi israeliane: Marzabotto=Gaza-Fosse Ardeatine=Libano» pubblicato sabato scorso su Resto del Carlino, Nazione, Giorno e Qn. Ma, nonostante le polemiche, gli islamici non chiedono scusa.
Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia al Senato, parla di «iniziativa inquietante» dell’Ucoii, l’udc Francesco D’Onofrio di «fascismo islamico». «Il paragone tra Israele e i nazisti è vergognoso e assolutamente inaccettabile, getta solo discredito su chi vi ricorre», ha dichiarato ieri su Repubblica Piero Fassino. «Va nella direzione esattamente contraria a quella del dialogo e della pace» ha aggiunto Enrico Boselli, segretario dello Sdi. «Il consentire la pubblicazione di falsità storiche sarebbe come consentire ai naziskin di pubblicare sui giornali pezzi in cui esaltano le qualità di Hitler» ha affermato il leghista Roberto Calderoli.
«Non condivido minimamente quella pagina di pubblicità - ha spiegato dal Meeting di Cl il presidente del Senato Franco Marini - sono giudizi che non accetto». Tagliente è Maurizio Gasparri di An che commenta: «Gli esponenti della cosiddetta Unione delle comunità islamiche in Italia usano per ogni occasione lo stesso linguaggio dei terroristi fondamentalisti. L’Ucoii deve essere messa la bando e va sottoposta a severe verifiche l’attività di indottrinamento fondamentalista che viene realizzata nelle cosiddette moschee che vi fanno capo».
«Il clima di intolleranza - dice l’europarlamentare del Pdci Marco Rizzo - testimoniato anche dalla pubblicazione a pagamento di manifestini equiparanti ebrei a nazisti è innegabile ed è frutto di conflitti e dello strapotere unipolare sul mondo. Siamo contrari a tutto ciò che semina odio razziale».
Odio che va contro il diritto e il dovere dell’informazione sul Medio Oriente, commenta un editoriale del giornale dei vescovi Avvenire: «Più che un contributo per ristabilire una corretta informazione, l’iniziativa assomiglia ad una vera dichiarazione di scontro, sia per il linguaggio usato sia perché stende un gigantesco velo di omertà sulle responsabilità di Hezbollah e dei suoi alleati nell’area». «Mentre si discute sulle modalità di applicazione della tregua - scrive il quotidiano - c’è chi soffia sul fuoco per riscaldare gli animi. Anziché dedicare ogni sforzo ad allargare gli spiragli di pace che si sono aperti nel cielo mediorientale, si lanciano appelli di odio».
«La pagina pubblicata a pagamento dall’Ucoii si inserisce nella campagna di odio e di diffamazione verso lo Stato di Israele e verso gli ebrei che la parte più violenta e integralista del mondo islamico ha scatenato negli ultimi anni», attacca il presidente dell' Unione delle comunità ebraiche italiane, Sergio Gattegna, secondo il quale «è uno specifico dovere di noi italiani smascherare e denunciare le falsità storiche che quella pagina contiene e la distorta strumentalizzazione che si tenta di fare della storia e della memoria collettiva italiana». Gattegna si appella poi ad Amato, «perché prosegua con fermezza e coerenza nella vigilanza della sicurezza interna contrastando e neutralizzando i gravi pericoli che potrebbero derivare dalla presenza di persone e di organizzazioni che perseguono il fine dichiarato di diffondere violenza, razzismo ed intolleranza religiosa».
Ma l’Ucoii non fa un passo indietro. «Tutti questi signori che oggi si sentono offesi, dovevano offendersi davanti alle vite umane sacrificate», tuona il presidente Mohamed Nour Dachan. «Quello che chiedono queste persone non mi interessa - dice - noi abbiamo soltanto riportato 763 tragedie provocate dagli israeliani. Mi dicano questi signori se hanno qualcosa per confutare questi numeri e mi dicano dove erano quando, solo nel mese di luglio, gli israeliani hanno ucciso 100 palestinesi e distrutto migliaia di case in Libano».
La decisione di pubblicare l'inserzione a pagamento, spiega il presidente dell'Ucoii, è stata presa dal Consiglio dell'Unione per rispondere alle «false notizie» che compaiono sui giornali. «La guerra d'informazione è come la guerra con le armi - prosegue - ed è per questo che abbiamo comprato la pagina: per spiegare agli italiani le cose che l'informazione di guerra non dice».
Sulla stessa linea anche il segretario dell'Unione, Roberto Hamza Picardo. «Si tratta di reazioni scomposte, come d'altronde accade ogni volta che si critica la politica di Israele».