Manifesto contro la vita bonsai

All'inizio del libro di Dominique Loreau c'è una citazione di Vladimir Jankélévitch: «L'essenziale, la punta di diamante in tutte le cose è spesso un non-so-che, un quasi niente». E tu, così inessenziale, in un certo senso concordi. Che cos'è l'essenziale? Qualche cosa da ricercare, inseguire, la cosiddetta «autenticità»? Secondo Loreau, una giornalista e autrice francese che vive da vent'anni in Giappone e si è lasciata comprensibilmente affascinare dalla cultura orientale, zen, minimalista e quant'altro, sì. E così ha scritto L'infinitamente poco, un libriccino (ovviamente piccolo, e maneggevole, e dalla copertina semplicissimamente bianca, da poco pubblicato in Italia da Vallardi) che nel sottotitolo promette di spiegare «la filosofia giapponese che ci libera dalla sindrome dell'accumulo». Tu vuoi liberarti dalla «sindrome dell'accumulo»? Tu no. Tu vorresti trovare un libro che spieghi come accumulare sempre di più, senza sentirti in colpa, e senza dovere buttare nulla per trovare spazio ai nuovi arrivati. Tu vuoi sforbiciare, sforbiciare, sforbiciare la tua esistenza e tutti i suoi orpelli e appendici pratiche, fisiche e immaginifiche, fino ad arrivare «potato come un bonsai»? Tu no. Tu non ami i bonsai, in effetti.

Loreau dice di detestare «tutto ciò che è grande, grosso, pesante e ingombrante», tu sei sommersa da pesi e ingombri e, se per caso vedi sgombro di fronte a te, pensi che ti si siano annebbiate le lenti a contatto (e allora vedi, accidenti, che dovevi comprarne tre paia di scorta?). Loreau scrive che bisogna raggiungere il «poco magico» che ci farebbe sentire meglio, più leggeri, più liberi, meno oppressi e preoccupati. Tu, che pure hai letto e amato tanto quelle Lezioni americane di Calvino, non ce la fai a stilare «l'inventario dei tuoi fabbisogni» in maniera «intransigente e precisa». I fabbisogni sono straripanti per definizione, abbondanti per necessità: soltanto il poco non rientra nella lista; anche se, pensandoci bene, sei così accumulante che potresti fare entrare anche quello, sempre che si stringa vicino a tutto il resto. Le borse, per dire. Loreau, l'Incorruttibile come Robespierre (ma dello shopping) sostiene che per vestirsi basta «veramente poco», basta aggiungere «qualche «capriccio» poco costoso» a «una dozzina di completi ben assortiti e intercambiabili», e che cosa si può rispondere? Per piacere, Loreau. Non sono capricci, innanzitutto. Loreau, come fai a dire che «le donne avvedute possiedono una sola borsetta e, al bisogno, una borsa supplementare (da spiaggia, per la spesa...)» e, orrore, «la scelgono per la sua leggerezza e la sua praticità»? Ma Loreau, che cosa ti hanno fatto in Giappone? Loreau, i giapponesi vengono a comprare qui le borse e i vestiti, e li scelgono costosi, e non leggeri (a meno che sia seta, o pashmina). Tu, a differenza di Loreau, ti rifiuti di pesare e misurare una borsa, o il tuo tempo, o le pagine di un libro. Dice Loreau che «sarà facile compiacersi di quel «pochissimo» che non può arrecare nessuna delusione», ma tu abbondi in tutto, anche nelle delusioni, e non cacci niente. Oddio, Loreau, ci sono sempre eccezioni... Solo la sindrome dell'accumulo ti può salvare...