MANIFESTO PER LA LIBERTÀ

È stato un manifesto delle differenze e degli allarmi quello che Silvio Berlusconi ha illustrato ieri alla Camera dei deputati, che è un po’ meno ammanettata del Senato, dove la maggioranza fantasma convoca soltanto alla conta delle pecore nel rito funebre della fiducia. Quello che abbiamo udito pronunciare dall’ex Presidente del Consiglio e leader dell’opposizione è stato un manifesto chiaro, puntuale e semplice: il governo di sinistra sta già governando con sistemi polizieschi, norme retroattive ed altre che fanno collassare i mercati, perché punta alla sorveglianza e alla punizione dei cittadini. Specialmente, aggiungiamo noi, quelli che non votano per le sinistre e in genere tutti coloro che rischiano come professionisti, imprenditori e artigiani. Il provvedimento Bersani è una lista di proscrizione nei confronti di alcuni e di protezione nei confronti di altri. I protetti sono i sindacati, le cooperative, i dipendenti pubblici. La lista di proscrizione comprende il falegname come il chirurgo, il notaio come il tassista e il farmacista, chiunque svolga una attività che comporta del rischio.
Berlusconi ha appena accennato al fatto che questo governo e questa maggioranza si trovano fra le mani, non per loro merito ma per merito del governo precedente, un incremento degli introiti fiscali del 13 per cento, metà di una finanziaria già bella e fatta. È un caso, si chiedeva ieri il presidente del Consiglio che ha reso possibile un tale evento gigantesco? No, non è un caso perché il rapporto tra fisco e cittadino funziona se esiste un principio di ragionevole imposizione e di visibile ritorno in servizi, di ciò che il cittadino ha versato per contribuire alla felicità collettiva, propria inclusa. Tutta l’ironia, il sarcasmo, il veleno usato in passato per ridicolizzare la politica dei condoni che hanno permesso di recuperare non soltanto capitali espatriati, ma evasori latitanti, è caduta nel silenzio e nell’imbarazzo: gli italiani governati dalla Casa delle libertà sono stati cittadini che hanno agito in modo convinto e non perché si sentissero la canna della pistola puntata alla tempia. Il nuovo governo ha assunto immediatamente, e il decreto Bersani è l’altro manifesto di un’Italia illiberale, l’atteggiamento poliziesco di chi ti ordina di usare il bonifico e la carta di credito, e lasciando tracce scritte sul motivo per cui i soldi sono stati spesi: carie o mal di cuore? Causa di divorzio o ricetta psichiatrica. Lo Stato vuole sapere, vuole archiviare, vuole anche ­ attraverso le sue connessioni nella magistratura ­ intercettare e far sapere ai giornali se tu usi un linguaggio osceno o se ne usi uno politicamente scorretto.
Ma il vice ministro Enzo Visco ha fatto di più, molto di più: ha preteso di comandare la Guardia di Finanza e di fare un repulisti a Milano di tutti gli ufficiali che avevano lavorato sul caso Unipol. Il comandante delle Fiamme Gialle ha avuto con lui uno scontro a brutto muso ed ha vinto perché la legge è dalla sua. Ma è provato che questa gente fa ciò che in cinque anni non era stato mai fatto: trasformare le forze di polizia in polizia di parte. E quanto alle liberalizzazioni, quelle vere ha ricordato ieri Berlusconi, non ce n’è traccia, mentre c’è traccia soltanto del furore ideologico con cui un governo privo di consenso reale agisce. Altro che clima bipartisan. Qui siamo alle prove di lotta civile di classe, con le classi da castigare e quelle da coccolare, prima di tutto perché forniscono voti. Dire che è una catastrofe è troppo: questo governo cadrà presto e darà luogo, purtroppo, a qualcos’altro e non ad elezioni generali anticipate. Ma intanto è cominciato lo smascheramento dei sistemi usati da questa gente.
p.guzzanti@mclink.it