Un Manifesto della Moratti per salvare Malpensa

Un Manifesto per Malpensa, scritto a Palazzo Marino e rilanciato nelle
stanze della politica, dell’impresa, delle associazioni, dei cittadini. Il progetto è una rete integrata con gli scali di Bergamo, Verona, Genova, Torino, Bologna, Venezia e Trieste

Un Manifesto per Malpensa, scritto a Palazzo Marino e rilanciato nelle stanze della politica, dell’impresa, delle associazioni, dei cittadini. Cinque pagine in cui il sindaco, Letizia Moratti, ha voluto condensare un appello accorato ma anche pieno di numeri, cifre, argomentazioni economiche per dimostrare che «rafforzare e sviluppare Malpensa significa garantire lo sviluppo dell’intero sistema Paese» (leggi il Manifesto per Malpensa), (tutte le adesioni). In più, il piano «significa morte certa per Alitalia, perché Malpensa è il vero fattore di risanamento». Il progetto è una rete integrata con gli scali di Bergamo, Verona, Genova, Torino, Bologna, Venezia e Trieste. Alla base della battaglia c’è un documento dello scorso novembre 2006, firmato dalle Regioni Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e dalle province autonome di Trento e Bolzano.

Gli industriali sono in prima fila in questa campagna che per le piccole imprese è lotta per la sopravvivenza, per le grandi aziende battaglia di competitività con Europa e mercati emergenti. L’adesione al manifesto è stata immediata, con le sottoscrizioni di Assolombarda, Confindustria Monza, l’Unione industriale di Varese e Confindustria Lombardia che sintetizza la protesta dell’intera regione. «Ma la politica che fa? E a questo punto a che serve il tavolo Milano?» è la domanda che circola tra gli industriali, dopo che il piano Alitalia ha reso ineluttabile il destino di Malpensa, l’hub condannato a diventare aeroporto regionale dalle scelte politiche romane.

Giuseppe Fontana, presidente di Confindustria Lombardia, medita di non mandare più delegati alle riunioni del Tavolo. È in agitazione Diana Bracco, la presidente di Assolombarda che non risparmia sugli aggettivi: «Una scelta irresponsabile, irrazionale e miope, che mette in pericolo l’intera economia del Nord». Entra nel dibattito anche la Compagnia delle Opere e chiede di «sostituire Alitalia per salvare gli aeroporti milanesi».

Il manifesto Moratti per Malpensa chiede infrastrutture. I dati di mercato danno ragione all’hub lombardo. Malpensa prosegue il trend positivo del 2006 sul 2005 e nei primi sei mesi del 2007 è cresciuto del 10% per il traffico passeggeri e del 23% per le merci. E poi: l’area di Malpensa produce il 31% del Pil, ha il 24% delle imprese attive in Italia, genera il 47% dell’import e il 41% dell’export nazionali. Dal 2007 al 2012 il piano industriale di Sea stanzia 800 milioni per ampliare il terminal 1, realizzare la terza pista, sviluppare le infrastrutture cargo. Eppure 150 voli saranno tagliati. A meno di un colpo di scena.