«Il Manifesto» si pente: «Mister Tod’s è un padrone»

Fabrizio de Feo

da Roma

«Il Berlusconi visto a Confindustria fa bene al centrodestra, ciò che fa male sono i distinguo degli alleati». Riccardo Pedrizzi, cattolico doc e presidente della commissione Finanze del Senato, chiamato da Gianfranco Fini nell’esecutivo di An e ora candidato come capolista nella circoscrizione Lazio Due, non ha dubbi: la sortita vicentina del premier è un assist offerto a tutta la coalizione.
Senatore Pedrizzi, lei crede alla fotografia di una Confindustria appiattita sul centrosinistra?
«Be’, la strategia di certi poteri è chiara. Si sta ricostituendo quell’asse che nella prima Repubblica aveva consentito il consociativismo. Quel poco che rimane della grande industria si schiera accanto ai sindacati di sinistra. Un asse basato su cassa integrazione e assistenzialismo cui si aggiunge la novità di un sistema bancario che con alcuni suoi esponenti va a votare per le primarie del centrosinistra, rinunciando a una storica e doverosa riservatezza».
L’Unione sembra volere celebrare un matrimonio tra soggetti agli antipodi tra loro: Cgil e Confindustria, radicali e Vaticano, no global e centristi. Tutto questo in prospettiva quali conseguenze avrà?
«Getterà il Paese nella confusione assoluta. Ora usano toni rassicuranti ma in caso di vittoria i nodi verranno al pettine. Ditemi cosa hanno in comune Dini e Caruso. Sono antropologicamente all’opposto. Ma è lo stesso elettorato a essere disomogeneo, contrariamente a quello del centrodestra».
Le spinte antimoderne a sinistra appaiono fortissime come testimoniano le posizioni su Tav, ponte sullo Stretto, legge Biagi, scuola e nucleare. L’Italia rischia una brusca frenata?
«Siamo di fronte a un pericolo enorme e soltanto la grande stampa fa finta di non accorgersene. Mi chiedo: ma quando Prodi parla di omogeneizzare la tassazione delle rendite finanziarie a quella sul lavoro si rende conto che rischia di provocare una enorme fuga di capitali? Qui siamo ai dilettanti allo sbaraglio… Senza contare che le regioni governate dal centrosinistra dicono no a tutto: dal nucleare, ai rigassificatori fino ai parchi eolici come in Sardegna».
Nella Cdl la strategia delle tre punte sta funzionando?
«La legge elettorale porta all’esaltazione delle identità. Ma il nostro elettorato resta perplesso di fronte ai distinguo degli alleati verso Berlusconi».
La Cei chiedendo il rispetto della vita e il sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio quale messaggio politico invia?
«Segna un discrimine chiaro: la Chiesa sta con chi si batte per la difesa della vita dal concepimento alla morte, la tutela della famiglia e per una scienza non manipolante ma al servizio dell’uomo. Chi viola questi principi non può pensare di ottenere il voto dei cattolici».