Manila, la presidente verso l’impeachment

Carlo Sirtori

È scattata infine la richiesta di impeachment per la presidente filippina Gloria Macapagal Arroyo. Era nell’aria da settimane, e ieri l’opposizione parlamentare si è decisa a presentare al Congresso l’istanza che potrebbe portare alla destituzione della presidente dello Stato del Pacifico. Riconfermata nel suo ruolo alle elezioni dell’aprile 2004 con circa un milione di voti di distacco dal suo avversario, la leader politica è sospettata di corruzione e di manipolazione degli scrutini proprio durante le presidenziali dello scorso anno.
La notizia, come detto, non è un fulmine a ciel sereno: da quasi due mesi la presidente filippina è coinvolta in uno scandalo legato ad alcune intercettazioni telefoniche avvenute nel 2004, al momento dello spoglio elettorale. Nelle registrazioni che potrebbero inchiodarla la Arroyo parla con Virgilio Garcillano, un membro della commissione elettorale. Lei stessa, qualche settimana fa, ha ammesso di aver parlato con il funzionario addetto al controllo dei seggi, senza però chiedergli favori (un inequivocabile «Hello Garci», intonato dalla voce della presidente, è la suoneria per cellulari che in questo momento spopola nelle Filippine).
Il capo dello Stato si ritrova così al centro di una tempesta politica, economica e giudiziaria: oltre alle accuse che le vengono rivolte, la presidente deve anche preoccuparsi di quelle che pendono sul marito e su diversi membri della sua famiglia, coinvolti, pare, in affari di corruzione, tangenti ed evasione fiscale. Basti dire che José Miguel Arroyo, il marito di Gloria Macapagal, si è autoesiliato negli Stati Uniti in attesa che le acque si calmino. La riforma dell’economia progettata dal gabinetto presidenziale (un terzo del budget dello Stato è impegnato nel pagamento degli interessi sul debito pubblico, e l’inflazione galoppa), dicono gli analisti, faticherà a passare. E ieri, dopo la richiesta di impeachment presentata dall’opposizione in Parlamento, è stata bloccata dalla polizia una manifestazione di 40.000 persone dirette verso il centro di Manila, nel tentativo di raggiungere il palazzo del Congresso per chiedere a gran voce la destituzione della presidente.
In compenso, la petizione redatta dai parlamentari ostili alla Arroyo non ha raggiunto il numero di firme necessario per attivare automaticamente la procedura di impeachment e passare quindi all’esame del Senato. La presidente, che era salita al potere nel 2001 dopo che il suo predecessore era stato destituito in seguito a una procedura analoga, ha respinto le accuse e ha annunciato che non intende dimettersi.