Mannino pittore ricorda le foibe

Centotrenta pagine per dieci importanti testimonianze di altrettanto celebri nomi del mondo della politica, della cultura, del giornalismo e una cinquantina di foto che ritraggono disegni, quadri e sculture in bronzo. È il catalogo della mostra «Foibe. La forma della Memoria», che da oggi, fino al 10 marzo esporrà all’Istituto Italiano di Cultura a Berlino le opere del presidente del Consiglio comunale Giuseppe Mannino.
«Dare forma, colore e voce alla tragedia delle vittime delle Foibe», di cui ogni 10 febbraio in Italia si commemora ufficialmente il ricordo, è, per Mannino, il fine ultimo di questa mostra, del volume che ne cataloga le opere e delle testimonianze che celebri nomi del mondo culturale e politico italiano hanno voluto dare. Tra le monografie in catalogo si ricordano quelle del sindaco di Roma Walter Veltroni, secondo cui «la memoria serve anche a costruire un futuro migliore»; quella del giornalista Igor Man; dello scrittore e critico d’arte, Dante Maffia, del pittore Ennio Calabria, dello storico e autore di libri sulle Foibe Gianni Oliva. La testimonianza di personaggi che rappresentano molteplici e differenti mondi sta a sottolineare, secondo Mannino «come l’argomento foibe non passi attraverso una linea propriamente politica» e «come questa mostra non sia un’azione elettorale, visto che ci troviamo in periodo di elezioni e, quanto al contrario, puramente etico sia il suo intento». «Questa mostra - ha sottolineato anche Dante Maffia - non è una denuncia di carattere politico. Il suo fine è quello di rimuovere le ombre accatastate sulle vittime di una tragedia lasciata a macerare nel silenzio». I tre concetti chiave attorno a cui ruotano le opere di Mannino sono, per lo storico dell’arte Gabriele Simongini, curatore insieme a Maffia del catalogo, «forma, volto, memoria». «L’opera di Mannino che soprattutto nella pittura si ispira ai canoni dell’espressionismo tedesco e al senso di denuncia insito nella corrente del novecento - prosegue Simongini - ridà forma a ciò che la violenza della tragedia ha reso informe; fa riaffiorare dalle tenebre, dall’oblio - conclude - presenze, volti esseri umani morti due volte: fisicamente e perché dimenticati».