La via in mano a bande di stranieri. Ecco come i violenti dettano legge

Sudamericani, egiziani e romeni si contendono piazze e strade. Così una massa di balordi vive di rapine, spaccio e prostituzione. Avanzano i cinesi, in apparenza tranquilli. E i peruviani si organizzano in gang

Si concentrano sulla baby gang dei Chicago, radicata nel quartiere, le indagini per individuare i responsabili Ahmed Abdel Aziz el Sayed Abdou, l’egiziano pugnalato l’altra sera in via Padova da cinque sudamericani, quasi sicuramente peruviani. Una delle etnie che insieme agli stessi egiziani e ai romeni si spartiscono, con confini non rigidissimi, il quartiere tra spaccio di droga e borseggio.
Sabato alle 17, Ahmed, 19 anni, con saltuari lavori in una pizzeria, regolare e incensurato, era sul bus 56 che percorre l’intera via Padova insieme a due amici, un altro egiziano e un ivoriano, entrambi ventenni. Qui litiga con cinque sudamericani per un banale pestone al piede. Gli otto scendono, compare un coltello, il nordafricano cade a terra e muore in pochi istanti. Feriti anche l’ivoriano, regolare con alle spalle una banale denuncia per furto, e l’altro egiziano, irregolare in Italia e già finito in via Corelli. L’agguato scatena la furia di una cinquantina di nordafricani che dalle 20 alle 20.30 mettono poi a ferro e fuoco via Padova. La tensione prosegue fino a sera inoltrata, quando la polizia ferma 37 egiziani, dieci clandestini. Quattro, tra i 19 e i 31 anni, vengono arrestati per devastazione. Altre posizioni sono al vaglio, e comunque per gli irregolari si prospetta l’espulsione.
Una scossa di cui la zona non aveva proprio bisogno, visto il precario equilibrio su cui si regge, attraversata da mille tensioni, abitata pressoché da tutte le etnie. Il quartiere ha infatti 96 mila residenti più altri 90mila, tutte stranieri, domiciliati. Un rapporto di un italiano per straniero, che però lungo via Padova raddoppia: un italiano ogni due stranieri. La parte del leone viene fatta dagli egiziani di gran lunga l’etnia più popolosa. Molti di loro si dedicano allo spaccio di droga, un traffico in cui hanno ormai stabilmente soppiantato i marocchini arrivati prima di loro ma ora pressoché scomparsi dalla cronaca nera, anche se rappresentano comunque ancora la terza etnia del quartiere. Il territorio degli egiziani comprende il tratto centrale di via Padova e le sue laterali Chavez, Arquà e Clitumno. E guarda caso Ahmed, dopo aver abitato a lungo in via Palmanova, si era recentemente trasferito proprio in via Arquà. Nel tratto iniziale di via Padova, quello che termina Loreto, si sono invece stabilmente insediati i romeni, molto attivi nel traffico di stupefacenti mentre degli albanesi non si ha quasi più notizia. Subito dopo quella egiziana si sta facendo largo la comunità cinese, in fortissima e rapida espansione, anche se il loro impatto sulle attività illegali è bassissimo. Oltre a esercitare la prostituzione, a pelle di leopardo nel quartiere, e un po’ di gioco d’azzardo, non vanno. E comunque non sono organizzati in bande, non accendono zuffe in strada, mantengono, com’è loro cultura un profilo molto basso, compiendo reati esclusivamente all’interno della loro comunità. Come del resto i filippini, attualmente quinta etnia di via Padova.
Non è basso invece il profilo la presenza dei peruviani, la cui presenza supera quella di tutte altre comunità latine. I ragazzi più giovani fanno parte dei Chicago una delle bande, insieme ai New York, in cui si sono divisi anni fa gli storici Latin Kings. E dato l’abbigliamento e l’aggressività dimostrata, gli assassini di Ahmed dovrebbero proprio far parte di questa pandillas. Sono presenti nei parchi Trotter e Martesana, dove angheriano i connazionali e gestiscono piccoli traffici di droga. È peruviano anche Lotto, in particolare la metropolitana dove esercitano un’arte in cui sembrano eccellere: il borseggio, praticato molto attivamente anche sulla linea 65.