La mano di Jason, ragazzo autistico che segna sei triple e diventa un film

Messo in campo in una partita già persa, l’assistente tuttofare ha fatto vincere il suo liceo. E adesso la Disney vuole i diritti

Jacopo Casoni

Il 15 febbraio scorso era solo un ragazzo autistico di nome Jason McElwain, il giorno successivo era J-Mac, l'eroe di Rochester, una cittadina dello Stato di New York, e dell'America tutta. In realtà, J-Mac (come T-Mac, Tracy McGrady, superstar degli Houston Rockets) è da sempre il soprannome di Jason, ma adesso ha assunto un significato più forte.
La storia di Jason sembra fatta apposta per entusiasmare e commuovere gli americani. McElwain, proprio a causa del suo disturbo psicologico e nonostante la grande passione per il basket, era all'esordio assoluto in una partita ufficiale. Insomma, alla squadra della Greece Athena High School il nostro amico andava bene per annotare le statistiche o allungare le bottigliette d'acqua ai giocatori.
Invece lui ha vissuto sì la partita da bordo campo, ma nel finale si è tolto la cravatta, ha indossato la divisa e in quattro minuti ha messo sei bombe da tre punti, una in fila all'altra. L'inizio, a dire il vero, non è stato dei più entusiasmanti, un paio di mattonate lontane dal bersaglio. Poi, improvvisamente, Jason ha cominciato il filotto, sempre dalla lunga distanza, fino a chiudere con un lusinghiero 7 su 11 dal campo per 20 punti. Gli errori sono stati quelli dei primi quattro tiri.
La fine della storia? L'immancabile happy-ending hollywoodiano: vittoria esaltante di Greece Athena nella sua ultima uscita casalinga della stagione, giro d'onore per l'eroe portato in spalla dai compagni. A proposito di Hollywood; i dirigenti della Disney hanno subito chiamato mamma Debbie e papà Dave per informarsi circa la loro disponibilità a lasciare che la storia di Jason finisca sul grande schermo.
Jim Johnson, coach della squadra di Athena, è ancora incredulo. «Mi sveglio ogni mattina - dice sorridendo - e chiedo a me stesso se è successo davvero. Ho allenato tanti ottimi giocatori e ho vissuto molti brividi e grandi emozioni nella mia esperienza da allenatore, ma niente di paragonabile a quello che ho provato quella sera».
Il più esterrefatto resta comunque lui, Jason McElwain: «È andata oltre tutte le mie aspettative, sarei stato già felice di segnare un solo punto; non mi aspettavo proprio di essere così caldo e preciso». Quello che si è scatenato sul parquet dopo l'ultimo miracolo da tre punti di McElwain, sta tutto nelle parole di Terrance McCutchen, suo compagno di squadra e uomo assist di ben cinque delle sei triple: «È stato folle: tutti volevano un pezzo di J-Mac da portare a casa».
Al di là del tam tam mediatico che si è scatenato, dell'interesse manifestato dalla Disney, dell'aumento esponenziale della popolarità di Jason, diventato il classico eroe americano, ciò che più conta è che per J-Mac e i suoi genitori è stata una grande vittoria. «Io penso all'autismo come a una sorta di Muro di Berlino - dice Debbie McElwain visibilmente emozionata - e Jason quella sera l'ha davvero sgretolato».