La Manon «italiana» ha più passione

Torna all’Opera il capolavoro d’esordio di Giacomo Puccini, Manon Lescaut, con le scene di Camillo Parravicini, le più longeve del melodramma italiano (debuttarono, proprio a Roma, nel 1930), che sempre a Roma hanno tenuto banco fino agli anni Settanta. Scene dipinte, come si usava una volta (come quelle altre, ugualmente gradite al pubblico, di Zeffirelli, anni ’50, per La fille du régiment di Donizetti), scene leggere, solitamente di ambientazione naturalistica che inducono lo spettatore a concentrare l’attenzione sui protagonisti. Che qui sono Renato Des Grieux, giovane studente, per sua stessa ammissione indifferente all’amore che viene letteralmente folgorato dalla bella Manon («Donna non vidi mai simile a questa», canterà subito dopo Des Grieux), in viaggio verso Parigi dove, per volere della famiglia, andava a rinchiudersi in un convento, e dove invece mai finirà, dopo il doppio incontro fortuito, prima con il giovane Des Grieux e poi col ricco Geronte, la cui casa le risultò certamente più confortevole, dopo qualche mese di vita appassionata e bohèmienne, ma senza soldi e certo scomoda. Manon, uscita dalla penna dell’abate Prévost, a fine Settecento, aveva già attirato l’attenzione di un altro musicista, Jules Massenet, prima di folgorare Puccini, il quale però, chiarì subito che se Massenet «la sentirà da francese, con la cipria e i minuetti, io la sentirò all’italiana, con passione disperata», che era poi ciò che il pubblico s’attendeva. E, infatti, se l’opera del francese è certamente più equilibrata e meglio costruita nell’insieme, quella di Puccini è senza dubbio, con tutte le sue incongruenze narrative, più forte e coinvolgente.
Quattro gli atti - per ciascuno un luogo differente: piazza di Amiens; palazzo di Parigi, porto di Le Havre, landa deserta presso New Orleans - senza che fra essi vi sia un nesso narrativo logico; in special modo l’ultimo con i precedenti, al semplice scopo di consentire a Puccini la grande scena conclusiva d’amore e morte. George Bernard Shaw, dopo aver ascoltato a Londra Manon, ebbe a scrivere che «Puccini era il più probabile erede di Verdi». Protagonisti: Adina Nitescu (Manon), Dario Volontè (Des Grieux), Enzo Capuano (Geronte), Franco Giovine (Lescaut, fratello della protagonista). Direttore Donato Renzetti, regista Giuseppe Giuliano.
Teatro dell’Opera: questa sera, ore 20.30. Repliche fino a sabato 23 giugno. Info: 06.481601.