Manovra ancora in bilico. La Cosa rossa non molla e Amato litiga con Visco

Il titolare del Viminale al ds: se non ci sono soldi per me, non ci sono per te Nell’ala radicale cresce la delusione Anche Mussi chiede più risorse

da Roma

Il giorno della verità sulla Finanziaria si apre con il ministro Arturo Parisi furibondo per i tagli alla Difesa, con Lamberto Dini «preoccupato» per il rinvio del protocollo sul Welfare, con la sinistra radicale sul piede di guerra e Fabio Mussi indignato che protestava con Prodi per il mancato incremento dei fondi per l’Università e la ricerca. Clemente Mastella chiosava funebre: «Se in Consiglio dei ministri non ci sarà l’unanimità, l’Unione è politicamente morta».
Il conclave del governo inizia nel tardo pomeriggio, e a sera esplode il giallo delle aliquote sulle rendite finanziarie. «Quella è una partita persa, su questo la nostra linea non passerà», aveva annunciato uno sconsolato Franco Giordano ai suoi. E d’altronde ieri mattina Piero Fassino lo ribadiva: «Un provvedimento come quello che vorrebbe il Prc e gli altri partiti della sinistra radicale produrrebbe solo l’esito di spaventare i cittadini». Ma a sera da Palazzo Chigi trapelava l’indiscrezione di una elevazione dell’aliquota al 18,5%. Rapida smentita del portavoce del premier, Silvio Sircana, e doccia fredda sulle speranze che per un po’ si erano riaccese nella Cosa rossa. A opporsi strenuamente all’ipotesi di aumento del prelievo sui capital gain, infilata di straforo nel testo della Finanziaria, è stata soprattutto la rutelliana Linda Lanzillotta.
La sinistra è però parzialmente soddisfatta: «Tutto sommato sta finendo pari e patta, e si profila un compromesso dignitoso», assicura il verde Paolo Cento. «Si sta recuperando quella collegialità smarrita negli ultimi mesi», era l’ottimistico commento del capogruppo Prc Gennaro Migliore. Che assicurava: «In Parlamento faremo comunque valere le nostre ragioni».
Gli uomini di Franco Giordano confermavano che «nelle ultime quarantott’ore un riorientamento della Finanziaria lo abbiamo ottenuto, con uno spostamento di circa il 15% delle risorse in direzione dei meno abbienti, dei non autosufficienti, degli inquilini in affitto». Soprattutto, un risultato viene rivendicato: «Per le imprese non ci sarà una lira in più, su questo abbiamo avuto rassicurazioni». Ma, aggiungevano, «c’è poco da cantare vittoria, e le probabilità che i ministri della sinistra dicano sì a questa manovra e non escano dal Consiglio al momento del voto sono ancora al 50 per cento». Anche perché, nel chiuso di Palazzo Chigi, il ministro Mussi stava facendo fuoco e fiamme sul bilancio destinato al suo ministero: «Le risorse previste sono molto inferiori alle attese», confermava dopo un incontro con Prodi prima del Consiglio.
Ma anche l’indignazione del ministro della Difesa Parisi tracimava, giungendo fino alla minaccia di dimissioni: «C’è un’incoscienza crescente: senza risorse, il governo sarà costretto a rivedere il suo modello di Difesa», e a venire meno ai «suoi doveri internazionali». A rischio dunque le missioni militari, ma anche gli aumenti di stipendio al personale della Difesa e degli Interni previsti dal Patto per la sicurezza solennemente firmato a luglio da Prodi. «La sinistra ci chiede di assumere i precari della Difesa e contemporaneamente chiede di tagliare i fondi? È ridicolo», esplodeva il ministro. Che dopo aver letto la bozza di Finanziaria attaccava a testa bassa il dicastero dell’Economia: «Non ho parole! Non riesco a capacitarmi di come sia possibile che la politica di difesa sia definita da tecnici contabili, senza alcuna consultazione né informazione a chi ha la responsabilità politica del settore».
Nella no stop di ieri sera è insorto anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato. E a farne le spese è stato Vincenzo Visco: nel decreto fiscale collegato alla manovra, infatti, il viceministro dell’Economia aveva previsto aumenti di organico per Guardia di finanzia, Agenzie delle entrate e delle Dogane. Amato ne ha chiesto conto: «Io e Parisi non possiamo dare gli aumenti previsti e tu assumi?». Visco ha allargato le braccia: «Non ci sono abbastanza soldi». «Se non ci sono per noi, non ci sono neanche per te», ha replicato secco Amato. E a Visco è toccato sforbiciare.