MANOVRA CON IL BUCO

Oggi è il 14 novembre e c’è fibrillazione: davvero succederà? Cadrà oggi il governo o bisognerà aspettare il terzo passaggio della Finanziaria al Senato? Scrivo tornando dall’aula di palazzo Madama dove ho assistito a uno spettacolo mai visto: quello di un ministro del governo che si alza dal banco del governo per parlare contro il governo e contro la propria maggioranza. Dopo di che, il caos. Il ministro era Mastella e il colpo di scena è arrivato dopo le otto di sera quando il Guardasigilli ha preso il microfono per dire che l’articolo 91 della Finanziaria è incostituzionale e che la coscienza gli vietava di votarlo. Era lo stesso articolo che già aveva mandato in bestia Lamberto Dini perché fissa come tetto massimo dei manager pubblici lo stipendio dei parlamentari, cosa di per sé idiota perché a nessuno salterebbe in testa di proporre una cosa del genere per i giocatori di calcio o per chiunque metta sul mercato il proprio talento. La Finanziaria era andata finora avanti a calci nel sedere: stanziamenti senza copertura, scherzi feroci ai disgraziati che hanno vinto un concorso pubblico e si vedono sostituiti dai precari, decisioni demagogiche, castranti, deprimenti e senza copertura finanziaria.
Il governo ogni tanto è andato sotto, ma sostanzialmente ha galleggiato come un naufrago aggrappato alla damigiana. Nell’aria incombeva comunque la domanda che dicevamo: si verificherà la profezia di un crollo per il 14 novembre? Tutti coloro che hanno soltanto saputo immaginare un inesistente shopping non hanno capito nulla, la maggioranza si sfalda per suo conto e nessuno pensa di dover dare mance ai senatori riluttanti, salvo il governo Prodi che ha organizzato una Finanziaria duty free: soldi a pioggia e a cascata, regalie per coloro che tentennano. La maggioranza da tempo ormai non c’è e il buco si nota.
L’ultrasinistro Turigliatto viene bocciato, ma la sinistra estrema piange di commozione per lui mentre i mastelliani si chiudono fra di loro e Dini naviga nel salone Garibaldi sorridente e sicuro. Non così però la folla dei peones della sinistra che è scura in volto. Chi chiede un caffè alla buvette lo fa con il tono cupo e rassegnato di chi chiede l’ultima sigaretta davanti al plotone d’esecuzione: tutto sommato costoro dimostrano disciplina ma anche una profonda angoscia avendo la sensazione, come dice un mesto collega della maggioranza, di remare incatenati ad una nave che colerà a picco senza scialuppe. Dopo l’exploit di Mastella la seduta viene chiusa in fretta e furia per convocare riunioni notturne in cui rappezzare il rappezzabile. Riusciranno? Cadranno? Credetemi: nell’ora in cui scrivo nessuno lo sa. Il governo potrebbe anche arrivare a riva sputando fango, salvo ma senza più fiato. Ma se non morirà oggi, sarà solo per la terapia intensiva mentre il Paese chiede a gran voce che si stacchi la spina.