Dalla manovra a Bush: tra sorrisi e caffè due ore faccia a faccia

Massimiliano Scafi

da Roma
Non era in agenda, non si erano nemmeno messi d’accordo prima con una telefonata. Però nessuno si stupisce quando alle 11,20, al termine della consegna delle onorificenze per il 4 novembre, Carlo Azeglio Ciampi e Silvio Berlusconi lasciano il Salone delle Feste e, scortati da Gaetano Gifuni e Gianni Letta, raggiungono lo studio del presidente. Due ore, ma passano in fretta. Due modi diversi di vedere alcuni temi caldi del momento, ma senza strappi. Sul Colle stavolta il «giro d’orizzonte» è molto approfondito, il colloquio «aperto e sereno», l’incontro «franco» e «non rituale», e alla fine anche «costruttivo». E quando esce, il Cavaliere si dice soddisfatto: «Con il capo dello Stato non ci sono distanze».
Eppure, faccia a faccia davanti a una tazzina di caffè, con tutte le carte in tavola, Ciampi e Berlusconi non si scambiano solo sorrisi e cortesie ma anche le loro differenti opinioni sugli argomenti del giorno. La Cirielli ad esempio, che per Ciampi no, così non può passare: non si possono tagliare, avverte, i tempi di prescrizione dei processi in corso. E nemmeno la revisione della par condicio sembra piacere troppo al presidente. La riforma elettorale invece sì, quella si può anche fare. Però, spiega a Berlusconi, per evitare «profili di incostituzionalità» servono «delle correzioni». Uno dei punti controversi riguarda il Senato, dove la nuova legge potrebbe non consentire una maggioranza certa a chi vince le elezioni. «Pensateci bene», dice Ciampi, ma la Cdl ci ha già pensato. Il proporzionale verrà presentato così com’è uscito dalla Camera. Politicamente troppo rischioso ritoccare adesso il premio di maggioranza: se il Quirinale rimanderà il testo al Parlamento, ci sarà tutto il tempo per farlo dopo. E il presidente, sostengono a Palazzo Chigi, sarebbe d’accordo con questa procedura.
Dunque, avanti tutta. Nonostante le perplessità tecniche e la preferenza di Ciampi per il sistema maggioritario, Berlusconi ritiene che il capo dello Stato non ingaggerà un braccio di ferro contro il proporzionale. Proseguirà pure l’iter della ex-Cirielli. Il Cavaliere dà appuntamento alla Camera, già sapendo però che le probabilità che diventi legge sono pochissime. «Il Quirinale condivide i dubbi dell’Udc, ci sono alcuni aspetti di incostituzionalità», dice Bruno Tabacci. E a Berlusconi Ciampi spiega di non voler correre il rischio che abbia ragione l’Anm, cioè che con le nuove norme sulla prescrizione «spariscano» il 40 per cento dei processi. Se non si cambia qualcosa, difficile che il presidente firmi il provvedimento. Stop anche alla riforma della par condicio: le obiezioni del Colle si sommano a quelle di parte della Cdl.
Altro tema del vertice, la Finanziaria. Il Cavaliere illustra la situazione contabile, il capo dello Stato invita al rigore. Infine, le polemiche dopo le dichiarazioni del premier a Washington. Ciampi è preoccupato per i rapporti con la Casa Bianca, Berlusconi lo rassicura: «Il presunto gelo con gli Stati Uniti è falso. Le relazioni restano ottime».