La manovra in commissione al Senato

Via libera dalla commissione Lavoro del Senato al parere sulla manovra correttiva. A dare l’ok al testo del relatore, Maurizio Castro, anche i rappresentanti del Terzo Polo, Claudio Molinari e Luciana Sbarbati, che hanno votato con la maggioranza

Roma - Via libera dalla commissione Lavoro del Senato al parere sulla manovra correttiva. A dare l’ok al testo del relatore, Maurizio Castro, anche i rappresentanti del Terzo Polo, Claudio Molinari e Luciana Sbarbati, che hanno votato con la maggioranza. Voto contrario, invece, da Pd e Idv. Soddisfatto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che lasciando la seduta ha così commentato: "Ho apprezzato che si sia realizzata una maggioranza più ampia sulla disciplina lavoristica. Una materia che vede invece il Pd fortemente contrapposto assieme alla Cgil". Sui rilievi mossi dall’opposizione, Sacconi li considera "frutto della polemica parlamentare" perchè "immaginare che il licenziamento in stato di gravidanza potesse essere oggetto di modifica da parte degli accordi era semplicemente ridicolo dal momento che è nullo alla radice". Allo stesso modo, aggiunge il ministro, "altre considerazioni sono state fatte con riferimento a discipline comunitarie o internazionali che hanno un rango superiore che le rende inderogabili" dalla contrattazione di secondo livello. Conclude Sacconi: "Sono state fatte obiezioni conseguenti a una impostazione pregiudizialmente polemica".

Contributo di solidarietà: rischio elusione Il contributo di solidarietà rischia di essere eluso. Lo sostiene il Servizio bilancio del Senato, secondo cui per l’extra-tassa contenuta nella manovra bis "l’acquisizione del gettito stimato appare meno automatica rispetto alla precedente norma che operava una riduzione delle retribuzioni dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, in quanto esistono potenziali strategie elusive che potrebbero incidere negativamente sull’entità del gettito atteso". "Per esempio - spiegano i tecnici nel dossier sul decreto di Ferragosto - attraverso una specifica contrattazione aziendale, potrebbe determinarsi un utilizzo più ingente di fringe benefits al fine di ridurre il reddito in quanto tale ed eludere in parte la disposizione in esame. Analogamente, potrebbe determinarsi un disincentivo rispetto alla produzione di reddito, ovvero alla sua integrale dichiarazione, così come potrebbe verificarsi - aggiungono - da parte degli imprenditori titolari di società, la scelta di rinunciare, per i tre anni di vigenza della norma in esame, alla distribuzione degli utili".