Manovra a favore dei precari Dini non ci sta: io voto contro

La sinistra si infuria: il leader dei Liberal democratici cerca solo un pretesto per aprire la crisi

da Roma

Alla vigilia di Halloween e del primo voto in Senato sulla Finanziaria, l’avvertimento di Lamberto Dini ha messo in agitazione l’intera maggioranza.
«Voteremo contro tutti gli emendamenti che aumentano la spesa», ha annunciato l’ex premier (cui fanno capo altri due senatori, D’Amico e Scalera). In particolare, a Dini non va giù quella sanatoria per i precari della pubblica amministrazione «che serve solo ad assumere gli amici degli amici». Si tratta di un emendamento dell’ala radical dell’Unione, che ha avuto parere favorevole dal governo. E secondo Rifondazione è anche «l’unica cosa di sinistra che sta dentro questa finanziaria», quindi non ci si può rinunciare.
Attorno al caso si son mobilitati governo e maggioranza, preoccupati che vengano a mancare tre voti essenziali. Dini è stato chiamato a colloquio sia da Prodi che da Veltroni, ma l’unica certezza che ne han ricavato il premier e il leader del Pd è che i senatori diniani non voteranno contro le pregiudiziali alla finanziaria, tra lunedì e martedì prossimi. Già qualcosa, perché - come il sindaco di Roma aveva confidato al segretario del Prc Giordano, ieri mattina - «Prodi è molto preoccupato per quel primo voto: se passano le pregiudiziali della Cdl salta la finanziaria», e con lei il governo. Ma poi?
Sul resto il senatore è rimasto irremovibile: «Vedo difficoltà nell’approvazione di emendamenti che provengono dall’estrema sinistra - ha dichiarato a sera - e che aumentano la spesa pubblica. Sui precari il nostro parere resta negativo».
Già martedì sera la capogruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro, durante un tête-à-tête con Dini, aveva provato a convincerlo: «Si tratta di una spesa di soli 25 milioni, la copertura si troverà sicuramente, non è il caso di farne un casus belli». Ma le blandizie non sono servite e dopo una notte di sonno il senatore è tornato alla carica. Scatenando le ire di tutta la sinistra, che sospetta che Dini «cerchi solo un pretesto per far saltare il governo», come dice Cesare Salvi.
Sul capo di Rinnovamento italiano è iniziato un bombardamento a tappeto. «Dini non sa di che parla», tuona la capogruppo Pdci Manuela Palermi, «non è etico lanciare campagne contro lavoratori troppo deboli per difendersi». Per il presidente dei senatori Prc, Russo Spena, Dini «prova un’insana gioia ogni volta che può drammatizzare punti di dissenso dalla maggioranza. C’è una strategia precisa dietro». I trotzkisti Turigliatto e Cannavò lo accusano di «volere i precari morti di fame», nientemeno. Gli attacchi però non smuovono i diniani. «Abbiamo la sensazione che all’interno della Finanziaria si stia sforando la spesa al di là di ogni previsione», denuncia Scalera.
Prodi ha tentato di rassicurare Dini, ieri: «Le tue preoccupazioni sono legittime, ma chi sta tirando la coperta della spesa sono i tuoi colleghi senatori, con i loro emendamenti. Io posso assicurarti che il governo vigilerà». Il senatore però ha ribadito il rischio di «eccessivi cedimenti alla sinistra», ha contestato «l’enormità» di quei 2 miliardi a favore degli «incapienti» inseriti nel dl fiscale da un emendamento di Fernando Rossi e il rischio di sfondamento della spesa sui pensionati «usurati». Dal colloquio, il premier è uscito senza alcuna certezza. E con il timore che ci sia chi (Di Pietro sul G8, Dini sui precari) «vuol far saltare i nervi alla sinistra». Consegnandole il cerino della crisi.