Manovra: governo battuto, poi il sì alla riforma

Maggioranza in difficoltà a Montecitorio, dov'è in discussione la
Finanziaria. Governo battuto in due occasioni sulla riforma della
contabilità pubblica. Pareggio in una terza occasione, per altre due
volte il Pdl si salva per due voti. Alla fine l'aula approva il provvedimento

Roma - Governo battuto nell’Aula della Camera su un emendamento dell’Idv e su uno del Pd sulla riforma della contabilità pubblica presente nella Finanziaria. Il testo presentato dal partito di Di Pietro, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato con 263 voti a favore e 259 contrari. Quello dei Democratici, a firma della Lanzillotta, è stato approvato con 262 si 259 no. Subito dopo un altro emendamento della Lanzillotta, sempre con parere contrario del governo, è stato bocciato con 265 e altrettanti no. Entrambi gli emendamenti sono stati approvati con il parere contrario del viceministro all’Economia, Giuseppe Vegas, e del relatore. Già in precedenza il governo si era salvato per soli due voti.

Poi il via libera L’aula della Camera ha approvato pressoché all’unanimità la riforma della legge di Bilancio dello Stato e della Finanziaria. Il testo, passato con 467 a favore, nessun contrario e due astenuti, ora torna al Senato.

Le norme L’opposizione ha battuto la maggioranza durante le votazioni sull’articolo 21 del ddl di riforma della Finanziaria che disciplina il bilancio di previsione. Con l’emendamento dell’Idv, a prima firma Renato Cambursano, viene introdotto un raccordo tra i programmi di bilancio e la nomenclatura Cofog. Con l’altro emendamento, a firma Linda Lanzillotta e fatto proprio dal Pd, si punta a evidenziare il collegamento tra gli indicatori e i parametri che devono essere indicati negli stati di previsione e il sistema di indicatori e obiettivi che la legge sulla trasparenza ed efficienza della pubblica amministrazione assegna alle singole amministrazioni. Un altro emendamento del Pd, con parere contrario del governo, è stato bocciato per soli due voti di scarto: sostanzialmente per l’astensione di Salvatore Vassallo del Partito democratico.