Manovra, i nuovi balzelli e quel cavillo che tutela tutte le aziende italiane

La gente non è entusiasta di questa manovra perché la
politica ha sì tagliato i suoi costi e privilegi ma li ha diluiti nel tempo. Tutti vorremmo i tagli ma non nel nostro orto

C'è il blocco dell’adeguamento delle pensioni superiori a cinque volte il minimo, c’è il superbollo sulle supercar, purtroppo c’è anche un non annunciato aumento delle tasse per i depositi in titoli superiori ai 50mila euro. La gente non è entusiasta di questa manovra economica. Anche perché la politica ha sì tagliato i suoi costi e privilegi ma, tranne l’uso degli aerei di Stato, li ha diluiti nel tempo. I tagli e i sacrifici sono un po’ come le centrali nucleari: tutti li vorremmo ma non nel nostro orto. A caldo, l’arrabbiatura della gente è legittima. Urgono compensazioni, formali e sostanziali, perché la maggioranza continui ad avere la fiducia dei suoi elettori. Ma oggi, probabilmente, sui giornali non si parlerà di questo ma di un codicillo contenuto nella manovra. In base al quale, nelle cause civili, le condanne di risarcimento superiori ai venti milioni di euro non potranno più essere immediatamente esecutive ma si dovrà attendere il terzo e ultimo grado di giudizio (nel frattempo basterà offrire garanzie economiche).

È innegabile che la leggina permetta alla Mondadori (controllata dalla famiglia Berlusconi) di non pagare subito al nemico De Benedetti (editore di Repubblica ) i 750 milioni di euro già stabiliti in primo grado da un giudice monocratico (o quanti saranno decisi nella imminente sentenza di appello) per il caso «lodo Mondadori», una contesa giudiziaria che anni fa affidò la casa editrice ai Berlusconi sottraendola a De Benedetti.

Sentenze di questo genere e portata economica sono in grado di mettere in ginocchio qualsiasi azienda, pubblica o privata che sia, senza che la colpevolezza sia stata accertata fino in fondo e resa definitiva dalla Cassazione.

Se un’impresa è costretta a chiudere, chi risarcisce il malcapitato nel caso non raro che nel corso dei tre gradi il giudizio cambi? Chi può garantire che nel caso di assoluzione finale (possono passare anni) il vincitore in primo o secondo grado sia in grado di restituire il maltolto? Nessuno. Tanto che nella giustizia penale la pena (leggi carcere) diventa esecutiva (salvo esigenze diverse) soltanto dopo il pronunciamento della Cassazione.

Molte aziende sono andate a gambe all’aria proprio in base a sentenze civili risultate poi infondate, sia in cause tra privati sia in contenziosi con il fisco. È vero, la Mondadori, cioè la famiglia Berlusconi, sta provando questo rischio sulla propria pelle e su quella delle sue migliaia di dipendenti e fornitori. Ma non è questa coincidenza di interessi un buon motivo per non rimediare alla palese ingiustizia che ha colpito e colpisce chiunque abbia un’azienda. Già, con lo strumento delle intercettazioni allegre, lasciamo alla magistratura il potere di condizionare, addirittura in fase istruttoria, il corso della politica. Almeno non lasciamo il destino delle aziende e dei lavoratori all’arbitrio del primo giudice che passa, ma assicuriamolo il più possibile al massimo delle garanzie (sentenza di terzo grado) che uno Stato di diritto può offrire ai suoi cittadini. Tutto il resto è polemica strumentale buona per Travaglio e Santoro.