"Una manovra per i partiti. Il 20 ottobre la Cisl difenderà la legge Biagi"

Il segretario Bonanni: "Il rinvio dell’accordo sul welfare è penoso"

Roma - D’ora in avanti la Cisl sarà «controparte» del governo. E chiamerà gli altri sindacati alla mobilitazione per «l’equità fiscale». E quindi contro una Finanziaria che sembra ritagliata più sulle esigenze della maggioranza che su quelle del Paese. Bisogna tornare molto indietro per trovare un Raffaele Bonanni così duro con l’esecutivo di centrosinistra.
Quando nel luglio scorso il governo varò il Protocollo sul Welfare, il segretario generale della Cisl si dimostrò il miglior alleato di Romano Prodi, tanto da aver mediato e portato alla firma anche i colleghi sindacalisti più restii. Oggi Bonanni accusa il centrosinistra di «non aver rispettato la Cisl», rinviando la legge che avrebbe dovuto recepire quell’accordo. E schiera la sua organizzazione contro quella che il governo ha presentato come la Finanziaria per i ceti deboli, ma che lui considera un pasticcio. E annuncia che parteciperà alla manifestazione del 20 ottobre in difesa della legge Biagi.

Non si aspettava il rinvio del capitolo welfare? Credeva veramente che avrebbero inserito l’accordo su pensioni, ammortizzatori e lavoro dentro la Finanziaria?
«È una cosa che mi ha amareggiato. E lo dico perché la Cisl ha sempre tenuto un comportamento corretto con il governo. Abbiamo fatto l’accordo e abbiamo detto che l’impianto sarebbe stato mantenuto. Ma ora, sia nel linguaggio sia nei comportamenti, assistiamo a un cambiamento di linea del governo che è culminato con il rinvio del collegato con l’accordo».

Guardi che il governo ha detto che è un segno di rispetto nei vostri confronti perché il collegato sarà varato il 12 ottobre, due giorni dopo il referendum tra i lavoratori...
«Un’argomentazione penosa e irritante. È come se noi prima di attuare un accordo con il governo aspettassimo il voto del Parlamento. Che concertazione sarebbe questa? È chiaro che sono i sindacati a prendere l’impegno e non credo proprio sia stata una decisione in ossequio ai lavoratori. A noi sembra abbiano voluto accontentare alcuni partiti della maggioranza».

Cioè la sinistra radicale, che è contro il Protocollo?
«Certo, hanno fatto di tutto per piantare la bandierina ideologica, e lasciare a piedi i lavoratori».

Perché dice che hanno lasciato a piedi i lavoratori?
«Non ci sono le risorse per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti. Hanno scambiato questa rinuncia con la vittoria di Pirro del rinvio del protocollo. Ma deve essere chiaro che i dipendenti delle amministrazioni pubbliche risponderanno andando a votare contro di loro, quindi a favore del protocollo».

Pensa che l’accordo verrà cambiato?
«Noi non accettiamo nessun cambiamento. Il Parlamento è sovrano, ma il governo stia attento a non cambiare le carte in tavola perché noi risponderemo. Si ritroveranno un sindacato che da collaborativo - quali siamo stati fino ad oggi - diventerà controparte».

È vero che parteciperà alla manifestazione del 20 ottobre a favore della legge Biagi, contrapposta a quella della sinistra radicale contro il protocollo?
«Sì. È una manifestazione bipartisan, un seminario sul lavoro, ed è naturale che persone che la pensano allo stesso modo su questi temi facciano insieme iniziative come quella».

In generale non ci sono aspetti positivi in questa manovra?
«Poche luci e molte ombre. Sembra non avere una direzione precisa. Vengono abbattute l’Ires e l’Irap però non si affrontano i nodi dell’innovazione e della ricerca. Gli stessi tagli alle imposte non vengono finalizzati agli investimenti. Non si sostiene la domanda e non si controllano le tariffe, vedi gli aumenti di luce e gas. Poi si crea il solito equivoco sul pubblico impiego senza dare un’indicazione su come costruire un piano industriale per le amministrazioni pubbliche. Ci si limita a fare passare il messaggio che il problema è quello di ridurre il personale. Avevamo chiesto più risorse per i non autosufficienti e non ci sono».

Il taglio dell’Ici e il bonus non piacciono alla Cisl?
«Misure di entità minima e dagli effetti dubbi. Basti pensare all’Ici: viene tagliata senza garantire che i Comuni non toccheranno le addizionali, come sta succedendo. I pochi vantaggi potrebbero venire bruciati nella solita partita di giro delle tasse locali. Poi non ci sono riduzioni fiscali per i lavoratori dipendenti, quelli che producono l’80 per cento del gettito. Io chiederò agli altri sindacati di aprire una fase di lotta per la giustizia fiscale e i salari. Noi vogliamo forti detrazioni e tagli delle aliquote per i dipendenti».

Se non è una Finanziaria a favore dei deboli, chi ne trarrà vantaggio? Il bonus di 150 euro non è un segnale?
«Ho detto che ci sono poche luci. Quella è una luce flebile. Mi sembra che si facciano piccoli favori a tutti. Io spero di sbagliarmi, ma ho la sgradevolissima impressione che questa Finanziaria sia stata fatta più per i partiti della maggioranza che per il Paese».