La manovra è imponente: ci vuole un governo forte

Nonostante i soliti disfattisti, la ricetta messa in campo è così
efficace da indurre la Bce a chiedere di accelerare. Ma serve l’aiuto di
tutti per condurla in porto

La decisione che Berlusconi ha preso, di anticipare la manovra finanziaria spostando al 2013 il pareggio del bilancio previsto per il 2014 e, quindi, anticipando al 2012 le misure stabilite per il 2013, è di grande importanza, per l’entità dell’operazione - 20 miliardi di euro, 5 o 6 nel 2012 e il resto nel 2013 - e per la sua qualità: tagli nelle spese assistenziali e sociali di natura indebita o esagerata, con la clausola per cui se essi non avvengono si passa al taglio delle agevolazioni fiscali eccessive. A ciò si accompagna l’accelerazione di un’operazione di portata storica, la votazione della regola costituzionale del pareggio del bilancio, assieme al principio della libertà economica, come regola a cui gli interventi pubblici costituiscono solo eccezioni, sicché, nel silenzio delle norme e nel dubbio, c’è libertà.
L’accelerazione della manovra ci è stata chiesta dalla Bce, la Banca centrale europea, come condizione per il suo acquisto di titoli del nostro debito per contrastare le vendite derivanti dal clima di turbolenza dei mercati. Ma non è vero che così la Bce ha commissariato l’Italia. Infatti la manovra non è stata dettata dalla Bce, è quella che il governo aveva predisposto e che nella stessa maggioranza si riteneva, da molti, dovesse essere accelerata, data la patologia dei mercati, connessa alla situazione degli Usa. E la scelta di inserire nella costituzione il pareggio del bilancio e il canone della libertà economica è stata fatta dal governo qualche mese fa, mentre l’opposizione sosteneva che si tratta di acqua fresca. Questa presunta acqua fresca piace alla Bce, che chiede puramente di far presto. Noi con la regola del pareggio, che sino ad ora solo al Germania ha nella costituzione, impediamo che i futuri governi usino il bancomat del deficit di bilancio, che induce a spendere caricando l’onere sul futuro. E con la regola costituzionale della libertà economica al primo posto, togliamo al sistema giudiziario e legislativo il bancomat della interpretazione vincolista e dirigista della attuale testo della costituzione che è ambiguo. Così diamo la base legale per far funzionare l’iniziativa libera in luogo dello stimolo derivante dal deficit di bilancio.
Mentre Berlusconi annunciava che l’Italia mette nella costituzione il pareggio, Standard & Poor ha degradato il debito degli Usa da AAA ad «AA-». E ciò determinerà nuove turbolenze finanziarie. Il governo Usa, che temeva questo degrado, era molto preoccupato delle ripercussioni in Europa e quindi in Italia ed ha tratto sollievo dalla notizia che noi mettiamo in sicurezza il nostro debito con una manovra accelerata e con una norma costituzionale che gli Usa non sono stati capaci di approvare. Solo un governo con una buona maggioranza e con buone relazioni coi sindacati riformisti e la maggioranza delle parti sociali può permettersi queste due operazioni. Ed esiste in parlamento una quota di forze politiche consapevoli della necessità di operare in questa direzione, senza la guerra fratricida che danneggia tutti. Ma il cammino non sarò facile.
L’operazione di 20 miliardi richiede abilità chirurgiche per evitare i tagli sbagliati e riuscire a mettere il bisturi dove è appropriato. È prevedibile che ogni interesse leso protesterà. E per quanto rapida la nuova doppia operazione richiede un po’ di tempo, nel quale i mercati saranno sconvolti dal degrado del debito Usa che genera sfiducia. Ciò indurrà molti operatori a vendere i loro titoli, per tenersi liquidi ed evitare il peggio. In questo mare mosso, noi abbiamo però il vantaggio che la Bce ha promesso di comperare i nostri titoli, in quanto dotati di solvibilità, date le misure che verranno prese. La Bce potrà dare credito alle banche che useranno tali titoli come garanzia collaterale dei prestiti richiesti.
Sul giudizio emotivo, volatile e patologico di breve periodo del mercato, prevarrà quello della Bce. Il governo sarà in trincea, con la sua maggioranza e con le altre forze politiche e sociali che hanno capito la posta in gioco, a difesa dell’Italia. Ci saranno, ovviamente, gli scettici e i rancorosi. La nave ballerà ancora. Ma i fondamentali sono solidi, la rotta è giusta e la meta è importantissima, per il risparmio, per il lavoro, per le generazioni future.