Una manovra (in)credibile

Oggi la Commissione europea darà un giudizio positivo sulla capacità della bozza di finanziaria di rispettare gli europarametri. Il governo ha fatto filtrare questa notizia in anticipo per contrapporre la promozione europea, gonfiandone il significato favorevole, alle bocciature sonore fioccate da ogni parte nei giorni scorsi. Ma la verità è che il via libera europeo è motivato dalla priorità di evitare un caso peggiore non da una vera approvazione.
La Commissione ha accettato un obiettivo di deficit al 2,9% del Pil nel 2007 fissato calcolando come entrata circa una decina di miliardi provenienti dal Tfr e dalla lotta all’evasione, cifre volatili per non dire altro. Inoltre la crescita prevista per il 2007 appare sovrastimata. Nel 2006 finirà attorno all’1,6% del Pil, ma sta già rallentando ed il prossimo anno molti fattori esterni ed interni la renderanno minima: euro decompetitivo che riduce l’export, meno domanda dal mercato statunitense, impatto sui consumi italiani drenati dall’aumento dei mutui e delle tasse, ecc. La Commissione ha dovuto far finta di accettare questi numeri fasulli per non indebolire ulteriormente la fiducia del mercato internazionale al riguardo della capacità dell’Italia di sostenere l’euro e di ripagare il debito. Anche il presidente della Bce, Trichet, ha ripetuto più volte di recente che la finanziaria va bene per questo esatto motivo e non perché pensi che sia realmente consistente. Le istituzioni europee stanno cercando di nascondere la crisi di competenza e governabilità dell’esecutivo Prodi per evitare che scoppi un «caso italiano» capace di destabilizzare l’intera eurozona. Il punto è che l’Italia sta avviandosi verso uno «scenario argentino» (la combinazione tra alto debito, economia debole e moneta forte che implica l’abbandono della moneta stessa e l’insolvenza del debito per insostenibilità). E, come più volte scritto dal Financial Times, anche se con esagerazioni sull’imminenza del pericolo, un governo di sinistra e disordinato aumenta la probabilità del caso peggiore perché non taglia la spesa, non riduce le tasse e quindi non stimola la crescita compromettendo l’equilibrio della finanza pubblica. Le istituzioni e soggetti europei rilevanti negano in pubblico tale eventualità per evitare l’effetto della profezia autorealizzantesi, ma in privato la temono e si chiedono come correre ai ripari. Alcuni cercano di capire come esercitare un più forte governo dall’esterno dell’Italia per tenerla in ordine, cosa già avvenuta per il sistema bancario. Ma non è facile né prudente fare operazioni intrusive così forti. Quindi i disperati europei hanno accettato l’idea di rivestire di credibilità nominale una finanziaria sostanzialmente non credibile per prendere tempo, sperare di influenzare morbidamente l’emergere di un governo più robusto e nel contempo non peggiorare la crisi di fiducia sull’Italia e, per contagio, sull’euro. La Commissione, infatti, teme che in Parlamento la sinistra estrema imponga aumenti di spesa che renderebbero impossibile anche la cosmesi. Per evitare di cadere dalla padella in cui già frigge la credibilità italiana nella brace dove sarebbe bruciata definitivamente, ha deciso di aiutare il governo favorendone («la finanziaria non deve cambiare», Trichet e il Commissario Almunia) l’imposizione del voto di fiducia e la sospensione dell’esame nelle commissioni parlamentari per tagliare il dibattito, gli emendamenti e relativi rischi. Ma tale supporto dall’esterno è, appunto, una bocciatura e non una promozione per l’impotente e disordinato governo Prodi. Che vergogna per l’Italia.