Manovra quasi divorata dai rincari delle tariffe

Mentre si discute del ddl anticrisi i commercianti alzano i listini: allarme dei consumatori. La sinistra cavalca il carovita, no comment degli esercenti <br />

RomaDa un lato la crisi, dall’altro prezzi e tariffe che lievitano. A sentire Adusbef e Federconsumatori, tempi più che duri attendono gli italiani. Chiusi tra l’incudine della manovra «lacrime e sangue» che verrà e il boom del costo della vita, quantificato da uno studio in 1.500 euro in più nel 2011.
Il rischio, secondo i presidenti delle due associazioni di tutela dei consumatori, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, è che la contrazione dei consumi non si fermi, ma anzi peggiori. La ricetta, chiesta al governo, è di imporre un blocco degli aumenti delle tariffe, parallelo a controlli, verifiche e sanzioni per colpire chi volesse speculare sulla crisi: «È assolutamente insopportabile - scrivono i due presidenti - che in molti settori dell’economia si stiano verificando aumenti di prezzi e tariffe». Aumenti che sono collegati, secondo i numeri uno di Adusbef e Federconsumatori, a «volontà speculative che nulla dovrebbero avere a che fare con sane regole di mercato». Indice puntato, per Lanutti e Trefiletti, in particolare sul settore energia, che vede i costi salire nonostante la già citata flessione dei consumi e «una forte diminuzione del prezzo della materia prima». Il solito dilemma degli automobilisti, alle prese con aumenti alla pompa anche quando il prezzo del petrolio, a sentire i telegiornali, è in deciso calo.
I conti in rosso in tasca agli italiani, nelle previsioni delle due associazioni, colpiranno a macchia di leopardo, alla cassa del supermercato come dal distributore, lasciando a fine 2011 ogni famiglia del Bel Paese con il portafogli discretamente più leggero (la stima, per la precisione, ammonterebbe a 1.521 euro).
Dove finirà dunque questo «tesoretto» destinato, secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, a finire prigioniero dal caro prezzi? C’è il trasporto pubblico, dove sarebbero attesi aumenti tra il 25 e il 30 per cento, con una media di spesa supplementare di 41 euro per autobus e tram e di 122 euro per i treni, anche quelli dei pendolari. Fare il pieno alla macchina, poi, alla fine del 2011 sarà costato 240 euro in più, e anche la Rc auto è data in salita di 105 euro in media (un aumento percentuale del 10-12 per cento), mentre gli spostamenti in autostrada «peseranno» 37 euro in più. Salgono decisi anche il gas (7-8 per cento, 106 euro in media), il riscaldamento (9 per cento, pari a 180 euro a famiglia) e le tariffe per i rifiuti (41 euro, intorno al 10 per cento in più), in modo più contenuto l’acqua (21 euro) e l’elettricità (19 euro). Se le tariffe crescono, i prezzi non sono da meno. Secondo le associazioni consumatori, la spesa alimentare delle famiglie quest’anno avrà sfilato di tasca agli italiani 367 euro in più, con un incremento che dovrebbe sfiorare il 6 per cento.
La situazione è davvero così critica come denunciano le due associazioni? I dati snocciolati da Adusbef e Federconsumatori sono almeno in parte confermati anche da uno sguardo all’osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico. Soprattutto sul fronte della spesa alimentare.
Qualche esempio dal portale del ministero. A giugno del 2011, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il prezzo minimo di un chilo di kiwi «made in Italy» a Roma è cresciuto del 60 per cento (passando da 0,99 a 1,59), e una cena in pizzeria, nel giro di un anno, è diventata fino all’8 per cento più cara (da 12 a 13 euro, secondo le rilevazioni). Un chilo di banane africane, nello stesso periodo e sempre nella capitale, costa fino al 30 per cento in più, e l’impennata arriva al 40 per cento per un chilo di zucchine piccole «con fiore».
Va detto però che ci sono anche dati in controtendenza. Il prezzo medio al chilo del pomodoro San Marzano, per fare solo un esempio, è sceso quasi del 20 per cento nell’ultimo anno.
Il Pd tenta di cavalcare la previsione delle associazioni dei consumatori in chiave polemica con il governo, con il responsabile commercio del partito, Antonio Lirosi, che indica nell’esecutivo il principale responsabile del caro prezzi. Nessun commento allo studio presentato da Adusbef e Federconsumatori, invece, da Confcommercio.