Manovra senza scossa

C’è voluto il centro-studi della Confindustria per rompere un silenzio imbarazzante sugli effetti che questa Finanziaria avrà sulla crescita economica. Eppure sono due mesi che tuoniamo da queste colonne per spiegare l'errore di fondo di una manovra che tenta di risanare i conti senza favorire lo sviluppo. Ed è sconvolgente che un ministro dell'economia dica in una trasmissione televisiva, come ha fatto Tommaso Padoa-Schioppa, che la crescita del Paese non è compito né della politica né del governo, ma solo delle imprese. Una amenità che la dice lunga sulla bontà dei tecnici al governo e che trova nel silenzio della stessa Banca d'Italia una complicità pelosa.
La verità emersa a Porta a Porta è che Padoa-Schioppa non conosce nemmeno ciò che sta scritto nella Finanziaria. Prova ne sia che ad una semplice domanda di Vespa («C'è ancora il divieto di alcolici ai minori?») abbia risposto con un imbarazzato «non ricordo». Siamo convinti che molte altre parti della Finanziaria non sono note al ministro dell'Economia come il famoso comma che cancella la responsabilità degli amministratori locali sui danni erariali. Padoa-Schioppa ha avuto, infatti, l'impudenza di dire che questa è una Finanziaria di crescita. Non se ne dolga. O non sa cosa dice o dice una bugia. Il governo ha spiegato al Parlamento con apposite tabelle che i suoi obiettivi sono un tasso di crescita dell'1,3% nel 2006 e nel quadriennio 2008-2011 dell'1,5-1,7%. Quasi un punto in meno di quanto cresceranno in media nello stesso periodo i Paesi della zona euro. Chi ha scritto questa Finanziaria sapeva quindi di condannare ancora una volta l'Italia al ruolo di cenerentola d'Europa. Chi non lo confessa o non ha letto la Finanziaria o mente. A tutto ciò si aggiunga che con questo aumento di pressione fiscale su famiglie e imprese, la domanda di consumi si ridurrà e conseguentemente rallenteranno gli investimenti privati visto che anche le esportazioni soffriranno. Ed è ancora una volta lo stesso governo a fornire al Parlamento una tabella con la quale spiega che i contributi delle esportazioni alla crescita saranno prossimi allo zero e che questa poggerà solo su di una striminzita domanda nazionale (investimenti pubblici e privati e consumi delle famiglie). Chi non lo dice o non sa cosa c'è scritto nella Finanziaria o dolosamente tace. Su questo quadro di obiettivi asfittici è calata, poi, la mannaia di un ulteriore aumento della pressione fiscale, una inimmaginabile complessità delle procedure sul piano fiscale, sull'imposizione locale, sugli incentivi per alcuni settori industriali e su di una serie di altri aspetti della vita delle imprese e delle famiglie che avranno un costo ed un effetto depressivo non di poco conto. Ed ha ragione, allora, il centro-studi della Confindustria nel dire, come da mesi noi stessi sosteniamo, che la crescita prevista dal governo, già bassa, difficilmente sarà raggiunta per l'ulteriore effetto depressivo di questa Finanziaria. Insomma, un disastro così come disastrosi sono alcuni tagli come quelli a carico delle Università (il 20% in meno di spese per la luce, la pulizia etc.) che ne renderanno impossibile la vita di ogni giorno. Chi non investe nello sviluppo inevitabilmente è costretto a mettere mano a tagli diffusi e spesso impraticabili con l'effetto che la spesa nel suo rapporto con il Pil difficilmente potrà ridursi. Anche perché, come si è visto, il Pil crescerà di poco. Sul terreno della competitività, poi, siamo ancora fermi al palo. Lo stesso cuneo fiscale non ridurrà il costo del lavoro per unità di prodotto perché le provvidenze decise si trasformeranno solo in qualche beneficio reddituale per minore prelievo fiscale sull'Irap, benefici che saranno mangiati poi da tutti gli altri aumenti di tasse. Padoa-Schioppa, infine, si domanda se poteva esserci una politica economica alternativa. Certo che c'era. Era quella di una nuova politica dell'offerta nel medio periodo incentivando investimenti in ricerca, innovazione e formazione e forte domanda interna nel breve periodo (investimenti pubblici, investimenti privati e consumi delle famiglie) possibili solo con una politica fiscale diversa e con incentivi alla produzione concentrati nei prossimi 24 mesi. Solo così ci sarebbe stata una «scossa» alla nostra economia con uno star-up da domanda e un consolidamento della crescita da offerta. Si è scelta un'altra strada che porterà il livello di vita degli italiani sempre più in basso.
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