Manovra, sono salve le pensioni e gli enti locali  E il siciliano Alfano conquista anche i leghisti

Applausi per il segretario Pdl alla <em><span class="abody">Bèr­ghemfest</span></em>, kermesse del Carroccio: &quot;<span class="abody">Gli enti intermedi non scompa­riranno, al massimo verranno ripensati. </span>Presto una legge per dimezzare i parlamentari. La manovra? Dobbiamo colpire i furbetti&quot;. <a href="/interni/maroni_delude_gufi_avanti_fino_2013/cinema-dvd/27-08-2011/articolo-id=542121-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>E Maroni delude i gufi: &quot;Avanti fino al 2013&quot; </strong></a><br />

Bene,bravo,bis.È un atterraggio morbi­do quello di Angelino Alfano sul «green» le­ghista, come lui stesso lo definisce. Il segre­tario del Pdl, alla prima uscita ufficiale in ca­sa padana, incassa applausi. A partire dal dietro le quinte con le sciure della «Bèr­ghemfest » che commentano soddisfatte: «È dimagrito ed è anche un bel fioeu». E sot­to i riflettori del palco il segretario del Pdl sa toccare le corde giuste dell’elettorato leghi­sta. Difesa degli enti locali, sbarramento sul­le pensioni, dimezzamento dei parlamenta­ri e contributo di solidarietà trasformato in «crociata» contro i furbetti. Un solo (mez­zo) passo falso. Quando cita la «vocazione antesignana al federalismo della Sicilia». At­timi di gelo e qualche fischio, ma Angelino tira dritto: «Gli enti intermedi non scompa­riranno, al massimo verranno ripensati». E qui giù un altro applauso convinto. La capta­tio benevolentiae arriva solo in conclusio­ne: «Vedo questa gente partecipare con pas­sione alla discussione sui problemi e sul be­ne del Paese. E la passione è sinonimo di buona politica». Ovazione.

Il mattatore della serata è comunque Cal­deroli. Il ministro della Semplificazione atti­ra subito l’attenzione del «suo» pubblico sul segretario del Pdl: «Angelino è una per­sona seria e si è preso la castagna bollente di mediare tra le diverse anime del suo parti­to. Sulla manovra se fosse per noi l’intesa l’avremmo già trovata.Lunedì poi toccherà a Bossi e Berlusconi l’accordo finale». Ten­sioni stemperate e sorrisi distesi. Alfano, pantaloni scuri e camicia azzurra (solo un paio di bottoni slacciati sono la concessio­ne al look padano «di lotta») conferma e an­ticipa alcune misure. «Il contributo di soli­darietà cambierà. Non vogliamo che siano solidali sempre gli stessi, la mazzata va data a chi ha sempre pagato poco o nulla, aven­do molto. Dobbiamo colpire i furbetti». Ap­provazione convinta del popolo leghista. Poi il capitolo enti locali, da queste parti è molto sentito. «Dobbiamo fare in modo che la manovra pesi il meno possibile su Comu­ni e Province. Perché altrimenti verrebbero forniti meno servizi ai cittadini». E davanti al moderatore Enrico Mentana,che lo incal­za sull’abolizione delle Province, l’ex mini­stro della Giustizia non si sottrae: «Io sono d’accordo con Berlusconi. O scompaiono tutte o nessuna. E comunque tra Regioni e Comuni c’è la necessità di enti intermedi». Lunga vita alle Province,dunque,con un’at­tenzione particolare ai tagli dei costi della politica. «Nella prima settimana di settem­bre presenteremo la riforma costituzionale per il dimezzamento dei parlamentari. Nor­ma che era già contenuta nella devolution, affossata però dalla sinistra». E l'accenno fa scatenare la curva delle camicie verdi.

Dopo un duetto (molto apprezzato) con il ministro dell’Interno Roberto Maroni sul­la lotta alla mafia, il discorso cade sulle stra­tegie del centrodestra in vista del 2013. Alfa­no fa un passo indietro: «Il nostro candida­to è e resta Berlusconi ». E alla folla che accla­ma Maroni premier si incarica di replicare Calderoli, alla Bossi. Dito medio levato: «Chi propone un uomo della Lega per l’oggi vuole solo spaccare questa maggioranza. Nel 2013 vedremo cosa vorrà fare il Cavalie­re. Noi proporremo un nostro uomo. Poi le decisioni verranno prese insieme, come sempre».