Manovra, S&P: "Restano i rischi per pil debole" Bene i tagli, ma il governo è troppo ottimista

La manovra correttiva varata ieri dal governo lascia perplessa l'agenzia
di rating Standard & Poor's che commenta: "Ci sono
rischi dovuti soprattutto alle deboli prospettive di crescita
dell’Italia". Plaude alle misure per contenere le spese pubbliche, ma chiede riforme più importanti

Londra - La manovra correttiva varata ieri dal governo lascia perplessa l'agenzia di rating Standard & Poor's che commenta: "Riteniamo che sui piani di riduzione del debito del governo continuino a pesare consistenti rischi dovuti soprattutto alle deboli prospettive di crescita dell'Italia". La possibilità che Standard & Poor's tagli il rating sovrano sull’Italia resta una su tre, nonostante le misure correttive relative al periodo 2011-2014.

Il rischio di stallo politico Standard & Poor’s plaude alle misure per contenere gli aumenti salariali nel settore pubblico e la spesa pensionistica contenute nella manovra correttiva. L’agenzia di rating avverte in una nota: "Il governo rischia di essere troppo ottimista sull'efficacia delle misure contro l’evasione fiscale", e "un lungo stallo politico potrebbe contribuire a far sforare i conti pubblici". Secondo l’agenzia di rating, "se messe in pratica, le misure per anticipare l’età del pensionamento nel 2014 anzichè nel 2015 rinforzano l’opinione che l’Italia ha passività fra le più basse in Europa legate all’invecchiamento della popolazione". Bene anche gli accordi stretti fra i sindacati e Confindustria, definiti da S&P un "importante passo in avanti verso la flessibilità salariale".

Servono riforme più importanti "Alla luce della debole crescita italiana - si legge nella nota di S&P - è nostra opinione che saranno necessarie riforme microeconomiche e macroeconomiche molto più importanti per incentivare gli investimenti privati e adeguare i salari alla produttività". S&P definisce la manovra correttiva "generalmente credibile". A indicare una probabilità su tre di un taglio del rating nel giro di 24 mesi, S&P ha così deciso di mantenere in negativo le prospettive sul merito di credito italiano. "Se uno di questi rischi - crescita inferiore alla media dell’1,3% prevista per periodo il 2011-2014 e stallo politico - si avvera il debito potrebbe ristagnare all’attuale elevato livello e potremmo abbassare i rating sull’Italia".