Manovra: dopo lo stop, stasera l’ok del Senato

Quattro le modifiche in programma: sugli assegni sociali, sul reintegro dei contratti a termine, sulle spese dei ministeri e sul riposo dei lavoratori. Probabile il ricorso al voto di fiducia. Sacconi: un impegno dell’opposizione sarebbe stato utile

Roma - Il decreto sulla manovra approda in mattinata nell’assemblea del Senato. Rispetto al testo approvato alla Camera conterrà almeno quattro modifiche: sui precari, sugli assegni sociali, sull’elasticità delle missioni di spesa, sulla punizione per il datore di lavoro che non concede giorni di riposo ai dipendenti.

Le modifiche viaggeranno su un maxiemendamento del governo, che la Commissione Bilancio di Palazzo Madama ha discusso fino a notte fonda. Secondo il ministro dei rapporti con il Parlamento, Elio Vito, l’aula del Senato dovrebbe votare già oggi il decreto sulla manovra con un probabile voto di fiducia («non mi sento di escluderlo»). Il provvedimento potrebbe così tornare alla Camera per la terza lettura, con probabile voto definitivo fra lunedì e martedì prossimi.
L’opposizione, a nome di Walter Veltroni, chiede al governo di ritirare le misure sui precari e sugli assegni sociali. Ed Enrico Morando, coordinatore del governo ombra, suggerisce a 24 ore dal voto del Senato una completa riscrittura della manovra, attraverso un nuovo meccanismo di detrazioni Irpef che alleggerirebbe il prelievo fiscale di 5-6 miliardi.

Secondo il vice capogruppo del Pdl a Palazzo Madama, Gaetano Quagliariello, «anche in quest’occasione il Pd non ha resistito a fare propaganda». E a Veltroni replica Maurizio Sacconi. «Sarebbe stato utile un impegno dell’opposizione - osserva il ministro del Welfare - per cercare di contenere gli abusi relativi alla fruizione dell’assegno sociale da parte di molti ricongiungimenti familiari».

Infatti, nel maxiemendamento del governo viene precisato che per beneficiare dell’assegno sociale bisogna aver «soggiornato legalmente» per almeno 10 anni consecutivi sul territorio nazionale. Una conferma di come l’intervento non riguarda casalinghe e ultra 65enni, ma ha come unico obiettivo mettere un limite agli assegni pagati agli immigrati.

Per quanto riguarda i precari, nel nuovo testo del governo viene precisato che le nuove norme che frenano la trasformazione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato sono limitate alle sole cause in corso, mentre non cambia nulla rispetto alle regole attuali per il futuro. Il datore di lavoro - specifica l’emendamento - è tenuto «unicamente a indennizzare» il lavoratore, e quindi non ad assumerlo a tempo indeterminato. La sanatoria, secondo il governo, risulta così limitata ai soli ricorsi presentati dai lavoratori delle Poste e a pochi altri casi. Resta confermata invece l’entità dell’indennizzo che va da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione.
Un’altra modifica al testo votato da Montecitorio riguarda una riduzione dell’elasticità della missione di spesa dei singoli ministeri (ma solo per il 2009). Un intervento in tal senso era stato chiesto dal Quirinale, sostenendo che un atto amministrativo non poteva modificare norme previste da leggi.

È assai probabile che il testo definitivo del decreto sulla manovra contenga anche una correzione a un errore formale contenuto nel provvedimento: secondo il testo votato da Montecitorio, infatti, non verrebbe punito il datore di lavoro che nega il riposo settimanale al proprio dipendente.

Torna infine l’obbligo di revisione per tutte le cooperative, senza distinzione tra piccole e grandi. Il testo della Camera escludeva dai controlli le coop con un volume d’affari superiore al milione di euro. La modifica in arrivo al Senato va incontro alle richieste di Lega Coop e Confcooperative.