Manovra, stretta sui dirigenti sanitari illegittimi Ma Vendola se la prende col governo: "Cattivi"

La manovra dà attuazione a una sentenza della Consulta che dichiara illegittima la legge regionale che prevede la stabilizzazione del personale sanitario con concorsi riservati. Vendola se la prende col governo nonostante il buco all'erario regionale l'abbia generato proprio lui

Bari - "Poi tra le tante cattiverie generali della manovra c’è ne è una specifica nei confronti della Puglia". Il presidente della Regione Nichi Vendola si lamenta e punta il dito contro la manovra che in questi giorni sta ricevendo gli applausi sia dell'Unione europea sia della Banca d'Italia. Al leader del Sel non sarebbe infatti andata giù la limitazione dei processi di stabilizzazione del personale sanitario e l'imposizione dell’attuazione immediata e senza appelli delle sentenze della Corte Costituzionale. Una decisione ovvia se si pensa il cratere in cui sta sprofondando la sanità pugliese.

La manovra varata dal governo e firmata dal presidente della Repubblica dà un taglio netto a molte situazioni di spreco. Una tra queste la Puglia, dove ci sono oltre cinquecento contratti di dirigenti sanitari che devono essere risolti dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge regionale che prevedeva la stabilizzazione del personale con concorso riservato.  Per la Consulta quei contratti sono nulli di diritto e, nonostante Vendola si sia attaccato a tutta una serie di interpretazioni giurisprudenziali, la manovra impone alla Regione di darvi piena attuazione. Non solo. Chi non dovesse farlo, ne risponderà di tasca propria. Ma l'attuazione della sentenza della Consulta non piace a Vendola, nonostante la sanità pugliese già giaccia in una situazione allarmante. Per il leader del Sel, invece, "il Sud patisce di una difficoltà supplementare e cioè di non avere una classe dirigente capace di trascendere le differenze della politica per difendere gli interessi del Meridione". "La Puglia - accusa Vendola -, patisce di una situazione ancora più specifica che è quella di non avere nessuna possibilità di far convergere la politica e la difesa degli interessi di questa Regione".

In realtà, la situazione è tutto fuorché rosea. Ai primi di giugno Vendola ha firmato un decreto sull'aumento dell'addizionale Irpef per colmare la parte non coperta del disavanzo sanitario di oltre 335 milioni di euro maturato l'anno scorso. L’aumento sarà dello 0,3 per cento per i redditi fino a 28mila euro, dello 0,5 per cento sui redditi superiori. In definitiva l'Irpef risulterà dell'1,2 per cento per i redditi fino a 28mila e dell’1,4 per cento per quelli superiori. Nonostante la situazione della sanità pugliese sia pessima e difficilmente recuperabile, Vendola dà del "cattivo" al governo che chiede l'applicazione di una sentenza della Consulta che mira ad annullare le assuzioni effettuate con una legge illegittima.