Manovra, tagli in vista per i giornali di partito

Bilanci sotto controllo: prevista una riduzione del 19% agli aiuti all'editoria. "Liberazione": si rischia di chiudere. Stretta anche per gli enti locali. Il Pdl: limiti agli sprechi

da Roma

Vita difficile per i giornali di partito. Per quest’anno (vale a dire per i contributi relativi all’esercizio 2007), il governo si impegna a garantire ogni sforzo per assicurare la copertura degli impegni assunti. Ma dal prossimo anno, il taglio ai finanziamenti pubblici sarà in linea con il contenimento previsto della spesa pubblica. E, nello specifico delle testate organi di movimenti politici e cooperative, la riduzione di finanziamento sarà nell’ordine del 19%. La misura è contenuta nel decreto legge approvato alla Camera con voto di fiducia e che anticipa la legge finanziaria per il prossimo triennio.
Il dato è emerso al termine di un incontro che Paolo Bonaiuti (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e Mauro Masi (segretario generale di Palazzo Chigi e direttore del dipartimento editoria) hanno avuto con i vertici della Fnsi, il sindacato dei giornalisti.
In qualunque caso - hanno garantito Bonaiuti e Masi - il governo procederà all’applicazione della riduzione dei finanziamenti in funzione delle copie effettivamente vendute o distribuite; e tenendo conto dell’occupazione professionale delle diverse testate.
Durante un incontro con gli editori, poi, Bonaiuti e Masi hanno anticipato l’intenzione del governo di alleggerire i tagli al settore, compatibilmente con l’andamento complessivo della finanza pubblica. Secondo un editoriale di Liberazione (foglio «vicino» a Rifondazione comunista), la misura della manovra ridurrà in modo sostanziale i finanziamenti a testate come la stessa Liberazione, Manifesto, l’Unità, Padania, Il Secolo, Europa ed Avvenire. Che rischiano - scrive Sansonetti - la chiusura, nel giro di pochi mesi.
In attesa del voto finale sulla manovra, Montecitorio resta impegnato nelle votazioni sugli ordini del giorno che accompagnano il decreto. Fra i tanti votati, c’è anche quello che impegna il governo ad autorizzare la riapertura del casinò a Taormina. L’ordine del giorno era stato presentato dall’Mpa e sostenuto da esponenti del Pdl. Il casinò è chiuso dal 1965.
Insieme a questo è passato anche un altro ordine del giorno, presentato questa volta dall’Italia dei valori. Antonio Di Pietro ha chiesto al governo di valutare «l’opportunità di adottare adeguate iniziative normative, al fine di incrementare la lotta all’evasione fiscale ampliando il personale di Equitalia». Gli aumenti degli organici dovrebbero essere realizzati - spiega Di Pietro, ed il governo ha accolto l’ordine del giorno - facendo ricorso «al personale in esubero degli enti pubblici soppressi» dallo stesso decreto della manovra.
Il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha annunciato che la revoca del provvedimento amministrativo (un Dpcm, decreto del presidente del Consiglio) che definiva i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea). La scelta di revocare il provvedimento è stata determinata dalla mancanza di copertura. All’appello, infatti, mancavano circa 800 milioni. Il sottosegretario ha comunque assicurato che «stiamo lavorando ad una nuova versione dei Lea, che dovrebbe essere pronta entro la fine dell’estate».
Sul fronte della manovra, gli enti locali tornano a lanciare «un allarme rosso». E chiedono che il Senato modifichi il decreto della manovra. In caso contrario - sostengono - si andrà incontro ad «una crisi istituzionale».
A tutte le critiche per i tagli contenuti nel decreto, risponde Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl: «Stiamo tagliando gli sprechi e razionalizzando la spesa pubblica».