La manovra taglia 29 Province: così risparmieremo 2,5 miliardi

Svelati i criteri del taglio: oltre al numero degli abitanti (soglia a 300mila) decisiva l’estensione. Si tratta di enti locali troppo costosi per il servizio che offrono. Salva Aosta essendo l’unico territorio con un solo ente intermedio. <strong><a href="/a.pic1?ID=540230" target="_blank">La lotta dei campanili: &quot;Ora abolite il mio vicino&quot;</a></strong>

Prima ancora di ragionare sul prossimo 740, gli italiani sotto l’ombrellone si appassionano al ridimensionamento dei campanili. Ventinove, e non 36, secondo i criteri ufficiali diffusi ieri, le Province da tagliare causa crisi economica internazionale. Così la tempesta finanziaria globale si trasforma presto in tsunami locale.
Troppo costosi, nei piani della manovra, quegli enti locali al servizio di meno 300mila abitanti e attenzione con estensione inferiore a 3mila chilometri quadrati. Ma soprattutto troppe quelle 140mila poltrone e poltroncine - considerando anche i Comuni-condominio, anch’essi nel mirino - spesso sinonimo di sprechi e privilegi. Di consiglieri e assessori, nei parlamentini, ne bastano due terzi di meno assicura il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli: ovvero 53mila circa, con un rapporto che dall’attuale 1 ogni 428 cittadini scende a 1 ogni 1.100 circa. Risparmio stimato di 2,5 miliardi di euro. Ma Calderoli scoperchia un calderone: non pochi i casi controversi. Salva Aosta pur contando 128.230 residenti, essendo l’unico territorio con un solo ente intermedio e godendo peraltro dello Statuto speciale. Ragion per cui, sostengono gli esegeti del provvedimento sebbene non vi sia certezza assoluta, dalla sforbiciata potrebbe essere graziata la Sardegna. Nell’isola, a rigor di logica, dovrebbero «saltare» le tre nuove mini-Province dell’Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias. Ma forse tutto dovrebbe - condizionale d’obbligo - restare così com’è. Curiose conseguenze in Molise: Campobasso e Isernia, entrambe sotto quota 300mila abitanti e più piccole di 3mila km quadrati, sarebbero da cancellare, tuttavia dovrebbero fondersi in un unico capoluogo per non creare l’inedito di zeru Province in una Regione. Intanto stamattina qualcuno s’è risvegliato dimezzato, andate a chiedere a Roberto Cota, governatore del Piemonte. Via dunque Asti, Biella, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli sulle 8 in regione. In Toscana si trova la città più popolosa a esser fatta fuori dalla carta, anche se la certezza si avrà con i dati del censimento in autunno - ossia Pistoia, per 7mila cittadini.
Praticamente ovunque si scatenano polemiche e rivendicazioni indifferenti al colore politico degli amministratori messi a dieta forzata perché la scure sulle 29 Province presto «fuori legge» è bipartisan: 15 oggi le governa il Pd, 10 il Pdl, 2 la Lega, una l’Mpa (Caltanissetta) e una Sel (Fermo). Giulio Tremonti certo non ha guardato in faccia nessuno e nemmeno a casa propria, visto che all’inizio pure la «sua» Sondrio (solo 182.709 abitanti, ma salva per via dell’estensione maggiore a 3mila km quadrati) sembrava nella lista nera. Il presidente della Provincia valtellinese, il leghista Massimo Sertori, aveva persino minacciato «un referendum per andare con la Svizzera». Proprio il caso Sondrio fa comodo all’Idv per montare la polemica: «Nella notte una manina lesta, pur di salvare il feudo leghista di Sondrio e patria del ministro Tremonti, ha aggiunto nella manovra una norma in più». E Pietro Foroni, altro esponente del Carroccio deluso e presidente della depennata Provincia di Lodi, avverte: «È un’umiliazione dell’orgoglio lodigiano. Le nostre virtuosità siamo pronti a mostrarle anche protestando». Lega di lotta, di governo, ma anche di fantasia dato che a Massa Carrara pensano già alla denominazione in caso di accorpamento con Lucca o La Spezia: «Chiamiamoci Apuania, è più affascinante e identificativo...».
Barricate al nord, polemiche fiere al sud. Eccoli i 288mila beneventani imbufaliti, ma le mozzarelle qui c’entrano poco, capitanati dal sindaco Fausto Pepe: «Il criterio numerico non ha senso, la nostra Provincia esiste da persino prima dell’Unità d’Italia». Un compaesano illustre, Mastella Clemente da Ceppaloni leader Udeur ed eurodeputato Pdl, rinfocola lo spirito nimby del Sannio: «Non si capisce perché tagliare alcune Province e altre no. Che si abbia il coraggio di fare una scelta più netta, allora aboliamole tutte». Già, un conto è stringere la cinghia tutti insieme e amen, un altro osservare dalla finestra la tavola ancora imbandita del proprio vicino. La manovra non ha fatto i conti con l’Italia dei derby infiniti.