La manovra va al Senato E la maggioranza apre: discutiamo le modifiche

La manovra approda
ufficialmente al Senato, in vista dell’esame che partirà da
lunedì prossimo. Il Pdl apre a possibili modifiche al testo.
Interessate, anche se scettiche, le opposizioni. Ma in Aula ci sono solo 11 senatori

Roma - Nel giorno in cui la manovra approda ufficialmente al Senato, in vista dell’esame che partirà da lunedì prossimo, il Pdl apre a possibili modifiche al testo. Interessate, anche se scettiche, le opposizioni, mentre in maggioranza si ipotizzano nuove tasse sui capitali scudati, l’innalzamento dell’Iva e l’introduzione del quoziente familiare. In un’aula quasi completamente deserta, il testo della manovra economica varata dal Consiglio dei ministri il 13 agosto scorso, è stato incardinato al Senato. L’esame del decreto nelle commissioni Affari cosituzionali e Bilancio inizierà la prossima settimana secondo un calendario che verrà deciso da un’apposita capigruppo, da convocarsi sempre la settimana prossima.

Il decreto va alle commissioni  Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha proceduto oggi all’assegnazione del decreto legge di stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, varato dal Consiglio dei ministri il 13 agosto, alla commissione Affari costituzionali per i presupposti di costituzionalità e alla Commissione Bilancio in sede referente. La Commissione Affari costituzionali si riunirà domani per incardinare il provvedimento, dopo di che la Bilancio potrà avviare l’esame di merito. La commissione Bilancio nei prossimi giorni riceverà i pareri delle commissioni Affari costituzionali, Giustizia, Finanze, Istruzione pubblica, Lavori pubblici, Industria, Lavoro, Ambiente e Politiche comunitarie nonchè della Commissione parlamentare per le questioni regionali, al fine di riferire all’assemblea a partire da lunedì 5 settembre. La definizione ulteriore dell’iter del provvedimento sarà stabilita da una conferenza dei capigruppo, che sarà convocata da Schifani la prossima settimana.

Solo undici senatori a Palazzo Madama Solo undici i senatori presenti alla seduta: oltre al presidente di turno, Vannino Chiti, erano in aula quattro senatori del Pdl (Santini, Barelli, Bonfrisco e Fantetti), tre del Pd (Bastico, Cosentino e Pegorer), due dell’Idv (Pedica e Li Gotti) e una senatrice del Terzo polo (Germontani). Alla seduta ha partecipato per il governo il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti.

Il Pdl apre ai miglioramenti I capigruppo Pdl di Camera e Senato aprono ai miglioramenti: "Come responsabili della principale forza politica della maggioranza siamo aperti al dibattito ed a ipotesi migliorative che dovessero emergere in Parlamento, da qualunque parte esse provengano". Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, e i loro vice Gaetano Quagliariello e Massimo Corsaro, indicano però alcuni punti fermi di metodo e di merito. Nel metodo non deve essere stravolta e rallentata. Nel merito non si può tornare indietro sui capitoli che riguardano le privatizzazioni, i costi della politica e la flessibilità, fino al licenziamento, dei contratti sul modello di Pomigliano. Sulle possibili modifiche il Pd apprezza che si parli di tassare i capitali scudati, ma lamenta che si parli di una imposta "risibile": "La proposta del Pd di un prelievo sui capitali rientrati con lo scudo fiscale è seria ed utile, come dimostra il dibattito aperto ieri dalle dichiarazioni, seppur caute, del presidente del Consiglio", afferma Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni Economiche del Gruppo del Pd alla Camera. "Probabilmente l’idea di tassare solo dell’1-2% i capitali rientrati con lo scudo, anticipata oggi, è proprio farina del sacco di Tremonti". E l’Idv attacca: "Tra il dire e il fare c’è di mezzo il governo Berlusconi e i tanti suoi amici scudati. Solo quando lo faranno veramente ci crederò", afferma Antonio Di Pietro, che sull’ipotesi di aumentare l’Iva dice: "Invece di deprimere i consumi è meglio far tornare in patria i soldati che si trovano in Libia e in Afghanistan". "Solo quando lo faranno veramente ci crederò - afferma riferendosi ai capitali scudati -. E se lo fanno lo devono fare sostanzialmente: se introducessero un finto contributo di solidarietà, magari dell’1%, sarebbe l’ennesima presa in giro".