Le manovre spericolate di Tonino in autostrada: così piazzava gli amici

Da ministro mise Mautone in un ruolo chiave per gli appalti. La consulenza d’oro del pm che archiviò le accuse a suo carico. Di Pietro adesso trovi il coraggio di <strong><a href="/a.pic1?ID=320224">rispondere alle nostre domande</a></strong>. L'avvocato anti-Di Pietro: <strong><a href="/a.pic1?ID=320231">&quot;Il nuovo statuto Idv? Manovra di facciata&quot;</a></strong>

Milano - Al ministro Antonio Di Pietro piaceva scorrazzare in autostrada, soprattutto su quelle del Nordest. Correva, sfrecciava, e trovava sempre qualche amico. È piccolo il mondo di Tonino. Incontrava per esempio Mario Mautone, il provveditore alle Opere pubbliche in Campania e Molise che sistemava gli amici di Di Pietro junior. E che ci faceva Mautone lontano 900 chilometri dalle sue terre? Presiedeva commissioni di controllo, nominato da Di Pietro senior. Ma il leader dell’Italia dei Valori incappava anche in Guglielmo Ascione, un suo ex collega che da magistrato archiviò due fascicoli pericolosi per Tonino. Anche lui, come l’ex pm di Montenero di Bisaccia, ha appeso la toga al chiodo: ora fa l’avvocato e, dietro compenso di quattro milioni di euro, fu incaricato dall’autostrada Serenissima di sistemare un contenzioso col ministero retto da Di Pietro.

Un anno e mezzo fa il caso Ascione fece clamore. Nel 1995 fu lui ad archiviare un esposto di Sergio Cusani che denunciava la falsificazione di alcune carte (fornite dal faccendiere Pierfrancesco Pacini Battaglia) su cui Di Pietro aveva costruito il processo Enimont. Cusani ebbe torto ma aveva ragione: un anno dopo una perizia avrebbe accertato che quei documenti erano contraffatti, ma ormai l’esposto era seppellito.

Fu sempre Ascione ad archiviare altre accuse compromettenti per Di Pietro, quelle del pentito Salvatore Maimone, il quale aveva sostenuto che un autoparco milanese gestito dalla mafia godeva delle coperture di magistrati tra cui proprio Tonino. Ed era ancora Ascione, sia pure indirettamente, a informare il collega che si stava preparando un’ispezione ministeriale su di lui: secondo una sentenza del 1997, l’ispettore Domenico De Biase riferiva ad Ascione, il quale ne accennava al giornalista Maurizio Losa, il quale si confidava con Di Pietro.

Due anni fa il giudice diventato avvocato era stato incaricato dalla società che gestisce l’autostrada Brescia-Padova di dirimere una faccenda molto delicata, che richiedeva doti speciali di mediazione con il ministero delle Infrastrutture. Il legale doveva fare in modo che la Serenissima ottenesse la proroga della concessione autostradale. La decisione spettava all’Unione europea e al ministero. La consulenza fu assegnata il 30 giugno 2006, quando Tonino si era insediato da poche settimane.

La vicenda fece scalpore per l’ammontare della parcella (quattro milioni di euro), ma soprattutto per la scelta di Ascione. Gli interrogativi sono tutti riassunti in un’interpellanza presentata dalla senatrice Cinzia Bonfrisco (Forza Italia): l’ex giudice era stato individuato «dopo una preselezione/gara, o per indicazione fiduciaria, o per conoscenza personale, o per presunti rapporti passati/presenti dello stesso legale con il ministro che ha imposto la nuova convenzione e che poi doveva mettere l’ultima parola?».

Mario Mautone, invece, fu paracadutato nel Nordest da Di Pietro in persona. Il ministro aveva deciso una procedura tutta sua per controllare gli appalti delle opere pubbliche bandite da società concessionarie: nominare una commissione speciale che verificasse le procedure di gara e indicasse quale fosse l’offerta più vantaggiosa, senza però prendersi la responsabilità di decidere. Una forma di pressione nemmeno troppo occulta che comportava ritardi, perché le nomine non erano tempestive, faceva aumentare i costi, perché i commissari erano autorizzati a chiedere parcelle che potevano raggiungere il 2 per cento dell’importo complessivo dei lavori. Al confronto, l’onorario di Ascione appare perfino modesto.

Nel 2007 le Autovie Venete (autostrada Venezia-Trieste) dovevano progettare il nuovo ponte sul Piave e altri lavori per la realizzazione della terza corsia. Alla testa della commissione speciale Di Pietro pose Mautone: era il periodo più «caldo» dei dialoghi intercettati tra l’ex provveditore e Cristiano Di Pietro, nei quali il figlio del ministro raccomandava gli amici. Nella commissione friulana, Mautone non era l’unico fedelissimo piazzato da Tonino: vi faceva parte anche l’ingegner Ugo Luterotti, dipendente in pensione dell’Ater di Gorizia, ma soprattutto segretario locale dell’Italia dei Valori. Il terzo componente era Ugo Dibennardo, capo del compartimento Anas del Triveneto. A Mautone andarono 30mila euro più altri 2.398,56 come rimborso spese; in totale la commissione costò 105mila euro.

Che c’azzeccava Mautone con la viabilità friulana? Era l’esperto numero uno di appalti autostradali? Lo Speedy Gonzales delle concessioni? Il Renzo Piano dei viadotti a tre corsie? Insomma, perché fu catapultato da Napoli a Trieste? È lo stesso Di Pietro a svelare l’arcano. Lo fece nella risposta a un’interrogazione presentata dal senatore friulano Ferruccio Saro (ex Dc, ora Pdl), il quale chiedeva quali fossero i criteri adottati per la scelta di Mautone, oltre il fatto di operare «nella terra d’origine del ministro».

Risposta: «Mautone risulta essere, tra i dirigenti del ministero, quello con il minor numero di incarichi» e quindi era stato designato in ossequio al «criterio della rotazione» concordato con i sindacati. Insomma, non era il più esperto ma il più disoccupato. Quanto a Luterotti, l’attivista Idv assicurava «l’apporto di specifiche competenze, esperienze e professionalità nell’esame della congruità dei prezzi e delle tariffe connesse all’attività libero-professionale, settore nel quale si è distinto quale vice presidente dell’ordine degli ingegneri di Gorizia e responsabile della commissione revisione parcelle». La risposta all’interrogazione parlamentare è del 2 agosto 2007: il 29 luglio si erano improvvisamente interrotti i colloqui telefonici tra Mautone e il giovane Di Pietro.

Ora il caso è tornato all’attenzione delle Camere. I deputati Isidoro Gottardo e Manlio Contento (Pdl) hanno chiesto al ministro Altero Matteoli di eliminare le commissioni speciali di controllo, che tolgono autonomia alle società e impongono spese aggiuntive, e soprattutto di conoscere tutti gli incarichi assegnati da Di Pietro nei due anni da ministro. L’interrogazione, del 19 giugno, è ancora senza risposta: sarà un conteggio lungo e complicato.