LE MANOVRE

I tempi cambiano. Era ora. E fa un po’ specie leggerla proprio lì, sul «quotidiano fondato da Antonio Gramsci» (come recita l’occhiello sopra la testata «l’Unità») la storia di antiche manovre di falce e martello. Titolo: «Quando il Pci occupò Canzonissima». Addirittura. Sì, perché Aldo Giannuli ci racconta che dagli archivi del Viminale è saltata fuori una velina ingiallita che narra di comunisti, spie, manovre e trame segrete che hanno una sapiente regia: le Botteghe Oscure. È il 1964, l’Italia è incollata davanti al televisore con «Canzonissima». Vincerà «O sole mio» di Villa, davanti a «Non ho l’età» della Cinquetti. Ma c’è uno sconosciuto tenore che piglia una valanga di voti. Si chiama Anatoli Solovjanenko, viene dall’Urss e canta «Serate a Mosca». Parte l’ordine dal partito: bisogna votare per lui, deve umiliare i concorrenti. La propaganda funziona. Dalla rossa Toscana e la rossissima Emilia si corre alle urne: arriverà terzo. La solita musica.