Manowar: "Ancora oggiimpariamo da Wagner"

Parla la band più rumorosa del mondo che apre la kermesse con il suo stile ricco di spunti classici

Di certo sono i più rumorosi del mondo: 148.4 decibel in un solo concerto, parola del Guinness dei Primati. E, forse, i metallari americani Manowar sono anche tra le band più contestate di sempre. Dalle femministe (per il brano Pleasure slave, schiava di piacere). E da molti critici (per il presunto, ma assai smentito, riferimento all’iconografia nazista). In realtà il loro rock duro e intansigente, velatamente ispirato alla magniloquenza di Wagner, è gonfio di virtuosismi tecnici e riferimenti classici. Persino un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna ha riconosciuto che la suite Achilles, agony and ecstasy in eight parts vive di puntuali confronti con il modello omerico. Insomma, dopo trent’anni abbondanti, i Manowar hanno raccolto una cerchia di tifosi fedeli che stasera sarà sotto il palco del Gods of metal: «Sono i fan più sinceri del mondo, non per nulla ci portiamo a nostre spese l’impianto di amplificazione per assicurare il suono migliore possibile», annuncia il bassista Joey DeMaio.

Non le sembra di esagerare?
«No, la nostra musica è romantica ed epica. E ha bisogno di un suono di qualità. Lei potrebbe ascoltare Nessun dorma da una radio gracchiante?».
Ma il paragone pare esagerato.
«Tutt’altro. I musicisti classici sono stati i nostri padri. Io sono cresciuto nella mia famiglia di origini italiane, con parenti napoletani, abruzzesi e siciliani. E ovunque ascoltavo musica classica. Da Paganini e Caruso a Pavarotti. E Carlo Buti? Favoloso. Ho i suoi stornelli sul mio ipad».
Però il vostro nuovo cd sembra tutt’altro che uno stornello.
«The lord of steel è durissimo».
Vi massacreranno di critiche.
«Nessuna critica è mai totalmente negativa. Comunque a qualcuno importa essere una rockstar. Ad altri, come a noi, interessa migliorare nella tecnica. Ancora adesso impariamo da Puccini, Rossini e Wagner».
Scusi però vi hanno persino accusato di essere estremisti.
«La mia visione politica si riassume in poche parole: mi piacerebbe che il mondo fosse come quello che voleva Dio».
Rimaniamo più terra terra.
«Quando ero ragazzo, suonavo il basso nella mia stanza e sognavo di essere su di un grande palco. Oggi sono sempre su di un grande palco e vorrei suonare di più nella mia stanza. Io sono sempre lo stesso. È tutto il resto a essere cambiato».