"Mantengo moglie e figlia: eppure con 1300 euro si vive"

Tuta blu in Fiat, trasferito a Cassino: "Niente lussi e mondanità e qui riesco a sostenere la mia famiglia. Sto comprando casa con un mutuo: in una grande città le cose sarebbero diverse"

Cassino - «Non è Napoli, ma almeno qui col mio stipendio si riesce a campare». Francesco Esposito ha 28 anni, gli ultimi sette passati in catena di montaggio allo stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano, due passi da Cassino, dove è anche delegato sindacale Fim-Cisl. Quando si è trasferito qui da Napoli era single. Nel 2003 ha sposato Giovanna: l’anno dopo è nata Fabiana, che ora va all’asilo. Con una busta paga di 1.200 euro Francesco manda avanti la famiglia. E nel 2006 è anche riuscito a comprarsi una bella casa. «Il mese è sempre troppo lungo per lo stipendio, ma senza fare concessioni alla mondanità e al lusso, vivendo qui riesco a far quadrare il bilancio», spiega davanti ai cancelli della Fiat.

Dove se ne vanno i soldi che guadagni?
«La metà nel mutuo, per cominciare. Seicento euro al mese per 25 anni. E poi ci sono le bollette, quasi 250 euro a bimestre solo per il gas, la luce e il telefono. Altri 150-200 euro li spendiamo per fare la spesa. Per frutta e verdura il mercato è molto conveniente. L’asilo della piccola per fortuna è comunale, c’è solo la retta della mensa, intorno ai 30 euro. Ma poi ci sono i vestiti. E mia moglie e mia figlia ogni tanto, non spesso, si concedono una visita dal parrucchiere: 15-20 euro anche lì».

Hai la macchina?
«Sì, una vecchia Punto. Tra bollo, assicurazione e manutenzione mi costa sui 1.300 euro l’anno».

Non resta molto spazio per la fantasia.
«No, infatti. Si tira avanti dignitosamente, ma la nostra vita è molto casalinga. Niente cene fuori, niente cinema. L’unico lusso è portare Fabiana alle giostre. Anche quando prendo la tredicesima cerchiamo di privilegiare lei, di non farle mancare nulla. Centelliniamo pure le visite dai miei, a Napoli, visto il costo di autostrade e benzina».

Come è la vita qui, per chi è nato e cresciuto in una città come Napoli?
«Tranquilla. Non c’è molto da fare, e d’altra parte io non ho molto tempo libero. Passo in fabbrica metà della giornata, dalle 6 alle 14 o dalle 14 alle 22, e spesso gli impegni sindacali mi portano via altro tempo. Se ho il turno di mattina, appena torno a casa vado con mia moglie a prendere la piccola all’asilo. È lei che ci riempie la vita, che la rende più ricca. Per il resto questa non è una metropoli, non ha molto da offrire. Possiamo fare una passeggiata, andare a sbirciare le vetrine al centro commerciale, spingerci fino a Cassino che è solo cinque chilometri più giù, sulla Casilina».

Il fatto di vivere in un piccolo centro aiuta a far quadrare i conti?
«Naturalmente sì. In una grande città le cose sarebbero decisamente più complicate, soprattutto per il costo della vita e per i prezzi del mercato immobiliare. A Napoli, a Roma o a Milano, con questo stipendio, semplicemente non potrei campare. Dove la trovavo una casa a 120mila euro?».

C’è aria di ritorno alle gabbie salariali?
«Andiamoci piano. Occorre capire in che senso si parli di variazione di stipendio a seconda della zona in cui si vive. La logica delle vecchie gabbie salariali era di abbassare gli stipendi dove il costo della vita era più basso, a vantaggio solo delle aziende e a scapito dei lavoratori. Di quelle, certamente, non si sente la mancanza, visto che i salari sono pure troppo bassi. Ma se il principio fosse invertito, se si trattasse di prevedere incentivi in zone dove, per esempio, il costo della casa è proibitivo, il discorso sarebbe diverso. Basta che non si penalizzi chi, come me, ha accettato i vantaggi, ma anche gli svantaggi, di trasferirsi in un posto come Piedimonte».