La Mantia, lacrime d’argento È la giornata della Sicilia

Fiori di Sicilia per quest’Italia dell’atletica. Finalmente si sono fatte avanti le donne. Due medaglie e la staffetta (4x400 prima nella semfinale) del buon ricordo che oggi si giocherà una finale come mai le è capitato. Due donne di Sicilia offrono il piatto del buon ricordo. Un bronzo fortemente cercato prima di andare a pranzo, l’argento più inatteso d’Europa prima di andare a cena. Anna Incerti è nostra signora della fatica nella corsa che ti succhia tutte le forze. Scricciolo di un metro e 68 per 44 kg appena, non si è lasciata mortificare dalla fatica della maratona per ritrovare, sul traguardo, la gioiosa allegria di una ragazza al ballo delle debuttanti. Nella sua storia ci sono risultati da buona comprimaria. Pur se quel primo posto nella maratona di Milano 2008 era un bouquet di buona speranza. E così è stato: matrimonio l’anno scorso, bronzo dell’altra passione sua quest’anno.
Simona La Mantia è un grilletto felice: tre balzi e il sorriso non conosce confini. Inatteso(l’argento) e inattesa (lei) nel conto delle fortune d’Italia. Mancava il profumo di donna in un medagliere che sta prendendo dignità, anche manca l’oro. Hanno fallito alcune stelle, si sono fatte avanti e seconde linee. Credevamo nella Sicilia di Gibilisco, che anche stavolta si è fatto un giro di poker nel salto con l’asta. Ed ha perso il podio per la solita pagliuzza nell’ingranaggio(4° dopo una gara bella e promettente). Abbiamo scoperto due figlie di Palermo, martirizzate da infortuni e qualche dubbio, ma che hanno indicato la via a certi maschietti (vedi Alex Schwazer): bisogna crederci sempre.
Anna Incerti ha corso i 42 km della maratona di Barcellona sfidando quel suo piede sinistro che fu operato al tendine d’Achille nel 2005. Simona La Mantia ha sentito le ali nel primo salto, ha sparato un 14,56 che prometteva bene, ma non poteva promettere tutto. «Ed invece è bastato per un argento». La conclusione è sua, stupita come tanti. «Non ci credo», ha detto lei. Ma questo è il bello di un europeo aperto a esseri umani, non solo a supermen e superwomen.
Molto umano, bello, coinvolgente il sorriso emozionato e incredulo di questa ventisettenne siciliana, figlia di gente dell’atletica. La mamma, Monica, non proprio una donna del Sud, il cognome fa Mutschlechner, è stata mezzofondista. Il papà, Antonino, uno dei migliori siepisti. Ora Simona li ha lasciati dietro. Gara semplice: una su tutte, l’ucraina Olha Saladuha (ha vinto con 14,81). Dietro le altre. Simona prima al giro iniziale, poi sempre seconda. Tre balzi da tempi eroici, ovvero quando pareva una promessa vera, nel 2003 argento agli europei under 23, nel 2005 oro sempre agli europei di categoria. Sembrava una promessa perduta, tre anni di infortuni, ora è tornata: campionessa italiana, argento europeo. «È venuto tutto insieme. Indimenticabile». Appunto. Cominciò con la ginnastica artistica. Oggi salta e con lei l’Italia. Ci manca Andrew Howe. Ed anche un oro. Chissà!