Mantide o vittima? Nicoletta Mantovani si difende in tv

La vedova di Pavarotti, ospite da Fabio Fazio, parla a tutto campo
dell’eredità del tenore, dei suoi rapporti con il resto della famiglia e delle proprie
condizioni di salute. Le lacrime della Mantovani a &quot;Che tempo che fa&quot;. <a href="/a.pic1?ID=216366" target="_blank"><strong>&quot;Su Luciano dette solo un cumulo di cattiverie&quot;</strong></a>

Per qualcuno sarà solo un’altra tappa del grande inganno. Forse la più sofisticata e la più studiata di tutte. Dopo aver turlupinato il maturo tenore con le sue arti amorose, dopo avergli sfilato i soldi in punto di morte, ecco la lacrima in televisione. Ma via, a chi crede di darla a bere. Nessuna pietà per la diabolica recita. Nicoletta Mantovani Pavarotti è solo la spietata mantide di una storiaccia già scritta...
Poi c’è l'altro modo di vedere la stessa scena. Una giovane vedova allo sbando si presenta in prima serata, tra le nuvole di Fabio Fazio, per rompere un silenzio diventato troppo pesante. Una volta sola, una volta per tutte. Sceglie la trasmissione dell’amico di famiglia, una zona denuclearizzata della televisione moderna, perché si sente in dovere di difendere due creature impossibilitate a difendersi da sole: il marito morto, la piccola Alice che ha solo quattro anni.
Nicoletta è pallida e malinconica, ma conserva una sua imperturbabile serenità. Parla a mezza voce, prova a mantenere una dignitosa compostezza. Ricordi, emozioni, dolore. Ha senso portare tutto questo in televisione? La sua risposta, spiega, matura dopo lunghe giornate di silenzio macerato: «Se parli, sbagli. Se non parli, sbagli lo stesso. Se sono qui, è perché un giorno Alice vorrà sapere chi era suo padre e anche chi è sua madre. Leggerà cose terribili. Spero che allora possa vedersi anche la cassetta di questa serata, quando la mamma cercò di difendere il papà».
Fazio si muove come un chirurgo in sala operatoria: lavora su tessuti e capillari fragilissimi, basta uno starnuto e via, operazione sbagliata e paziente spacciato. Da quel serio chirurgo dell’animo che innegabilmente è, non fa mosse false. Il delicato intervento a cuore aperto procede senza sbavature. Tutti i punti dolenti vengono affrontati e ricuciti. Così i famosi testamenti. Nicoletta dice che tra le due famiglie Pavarotti c’è un perfetto accordo per rispettare le volontà di Big Luciano. Ma è soprattutto sulla penosa rivelazione degli ultimi giorni, la sclerosi multipla, che il dialogo si fa lancinante. Quando lo seppe, sei mesi dopo che stavano insieme, Luciano le disse parole lievi da sedicenne: «Ieri sera ti amavo, ora ti adoro». Ricordando, Nicoletta piange. In mezzo a quella valle di lacrime tanto al litro che è la televisione d’oggi, una lacrima in più.
Crederle o non crederle? Oggigiorno è difficile distinguere tra lacrima e lacrima. Ma in questa mezz’ora la lacrima è accompagnata da ricordi dolcissimi, da parole come amore e vita bellissima, da tanta ammirazione e da tanto rimpianto. Se Nicoletta recita, è una recitazione da Oscar. La tentazione irresistibile, però, è crederle. È stare dalla sua parte. È dirle che tutto quanto si sta dicendo e leggendo in questo periodo è stomachevole e disgustoso.
Da qui in avanti si capirà se quanto dice corrisponde al vero. Se cioè la spartizione dell'eredità non sarà più il verminaio domestico pronosticato a mezzo stampa. E se davvero lei stessa non si presterà mai più al tritacarne delle interviste-verità. C’è tutto il tempo per vedere. Già da ora, però, la sua storia merita rispetto. La vita le ha dato tutto in poco tempo. Ma in poco tempo le ha già tolto molto. Quasi tutto. Nel dare e avere del destino, le resta solo una bambina a cui raccontare, nei giorni che restano. Un patrimonio incalcolabile. Più dei soldi, per quanti possano essere.