Mantovano: «Ma dove vive? Così provocherà un’invasione»

«Ci voleva il governo di Prodi per avere un ministro dell’Interno che si fa promotore della clandestinità»

Francesca Angeli

da Roma

«Ci voleva il governo di Romano Prodi per trovare un ministro della Giustizia promotore di criminalità e un ministro dell’Interno promotore della clandestinità». Alfredo Mantovano non fa sconti ad un esecutivo che, accusa il senatore di Alleanza nazionale, ha riportato il Paese in una situazione di emergenza soprattutto sul fronte dell’immigrazione clandestina. Un’emergenza che l’ultimo annuncio del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, sulla necessità di una nuova sanatoria non potrà che aggravare. L’ex sottosegretario al Viminale prevede che questo nuovo annuncio «incrementerà a dismisura l’arrivo degli irregolari».
Senatore Mantovano, questo governo offre troppo facilmente il fianco a critiche sulla questione sicurezza?
«Onestamente mi pare che il ministro dell’Interno non ci sia proprio. Anzi mi chiedo che fine abbia fatto. Vorrei ricordare come Amato sia stato assente durante tutta la discussione sull’indulto e nonostante la sua presenza fosse stata ripetutamente richiesta, e con insistenza. E questo a prescindere dalle posizioni individuali. Occorreva per valutare l’impatto concreto che avrebbe avuto quel provvedimento. Ma il ministro Amato in Parlamento non si è mai visto. Salvo poi farsi venire un mal di pancia a cose fatte. Ora si affronta una Finanziaria devastante perché toglie risorse proprio alle forze dell’ordine e al settore della sicurezza e Amato che fa? Sembra proprio che la poltrona del Viminale sia vacante».
Come giudica le scelte del governo in materia di immigrazione? Questo annuncio di Amato su una nuova sanatoria «inevitabile» le sembra una provocazione o un modo per mettere le mani avanti?
«Mi chiedo: qual è la linea del governo in materia di immigrazione? Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, da quando si è insediato al governo esterna a ripetizione sul tema immigrazione e poi interviene il giorno dopo Amato per dire il contrario. Di fatto in sei mesi che cosa hanno prodotto? L’unica proposta di sintesi sono due articoli che, modificando l’articolo 18 del testo unico, allargano il riconoscimento al diritto di permesso di soggiorno per chi denuncia qualsiasi forma di sfruttamento. Non soltanto per le vittime della tratta di clandestini ma anche per le vittime di di un qualunque datore di lavoro. Si tratta dunque di un intervento specifico, non organico e che comunque allarga le maglie. Insomma Ferrero è per un’apertura totale mentre Amato produce una politica intermittente. In sostanza non c’è una linea comune ma intanto è già in corso una sanatoria. Quella attuata col decreto flussi integrativo che ha regolarizzato altri 350mila irregolari».
Amato sostiene che molti Paesi Ue si starebbero orientando verso una sanatoria.
«Ma in quale Europa vive Amato? Prima di tutto qualsiasi sanatoria dovrebbe comunque passare al vaglio della comunità europea mentre qui non succede. Poi vorrei ricordare al ministro che la Spagna di Zapatero ha blindato i confini, che la Gran Bretagna si orienta verso un’immigrazione sempre più qualificata e selezionata tramite l’ingresso a punti e che pure in Francia, nella competizione per l’Eliseo, Segolene Royal e Nicolas Sarkozy fanno a gara a chi propone una politica più rigorosa in tema di immigrazione. In questo scenario invece l’Italia si mostra come il Paese pronto ad accogliere tutti. Non stupisce che l’Italia sia diventata la meta preferita dei clandestini e che dopo quattro anni siano ripresi gli sbarchi pure in Puglia».
Ma il testo unico va rivisto?
«La Bossi-Fini non è i dieci comandamenti e può essere modificata. Amato però non ha proposte organiche in materia. Quello che mi dispiace veramente è che in cinque anni avevamo faticosamente portato il Paese fuori dall’emergenza ma ora con la ripresa del traffico di clandestini ci siamo ripiombati».