Mantovano: «Ora basta Ripuliamo il Codice e puniamo certi giudici»

da Roma

Onorevole Alfredo Mantovano, ancora una scarcerazione «facile». Non è la prima volta...
«No, non lo è. Neppure è la prima volta, per uno dei magistrati coinvolti in questa vicenda».
Un recidivo.
«Non voglio certo sostituirmi agli ispettori ministeriali, ma risulta che lo stesso magistrato qualche giorno fa aveva fatto scarcerare dei romeni e moldavi accusati di saccheggio».
Due gravi disattenzioni in pochi giorni. Lei ha lavorato per oltre un decennio come Pm: come può accadere?
«Ricordo che si usava lasciare un’annotazione in pennarello rosso sulla copertina dei procedimenti più delicati, affinché fossero scongiurati svarioni e ritardi. Evidentemente una semplice norma di buon senso non sempre o non più seguita».
Magistrato distratto, ma forse c’è anche un problema strutturale.
«Senza dubbio. La prima anomalia è questa: nel codice di Procedura penale esistono troppi formalismi inutili. Vanno eliminati».
Si dice che la forma è sostanza. Non si rischia di attenuare le garanzie dell’imputato?
«Per questo sto parlando di formalismi e non di formalità, che sono collegate al giusto rispetto delle garanzie. Prenda il caso in questione: l’avviso di conclusione dell’indagine deve essere notificato a tutti, ma è una forma vuota e inutile, visto che gli atti sono a conoscenza di tutte le parti e un adempimento del genere può provocare soltanto ritardi ed errori...».
Allora come si fa?
«Si deve ripulire il codice di Procedura penale da questi formalismi, e spero che nella legislatura appena partita si possa fare facilmente, con una commissione di esperti o con gli stessi uffici legislativi del Ministero».
Poi c’è il problema delle sanzioni disciplinari ai magistrati.
«Vero: l’attuale sistema è inadeguato. In questa legislatura dovremo intervenire sia sulla titolarità dell’azione disciplinare, sia sulle stesse sanzioni, che dovrebbero essere più severe. Non si possono più ripetere casi come quello della giudice donna assenteista, perché afflitta da lombosciatalgia, che era però campionessa di vela. Sa come l’ha punita il Csm? Con un anno di perdita di anzianità».
Una pacchia.
«Il problema è che l’attività sanzionatoria non dovrebbe essere svolta dal Csm, che viene eletto su criteri correntizi e sindacali, ma da un organo terzo. Una Corte di giustizia disciplinare più imparziale, per la verità già prevista dalla bozza della Bicamerale D’Alema. Non credo che ci possano essere resistenze ideologiche su questo punto: controllori e controllati non devono appartenere alla stessa categoria, così da far intervenire una sorta di “attenzione incrociata” tra magistrati»..
Chiaro: cane non morde cane. Da ultimo, c’è il problema dello stupratore. Ovviamente un clandestino.
«Gli immigrati regolari hanno lo stesso tasso delinquenziale dei cittadini italiani. Il problema invece sono i clandestini, inevitabilmente calamitati dal lavoro nero o dalla criminalità. Per questo va ripreso il meccanismo delle espulsioni previsto dalla Bossi-Fini, che prevede anche l’istituzione di un Cpt in ogni regione. Durante il governo Prodi il numero dei clandestini si è dilatato, molti Cpt sono stati chiusi, altri hanno funzionato a ranghi ridotti. Dobbiamo far tesoro anche di fatti drammatici come questo, per cambiare la situazione senza perder altro tempo prezioso».