Mantovano: "Sinistra e certi magistrati boicottano la Bossi-Fini"

Il sottosegretario all’Interno: "In ogni città si sono formate zone
franche. Il problema non sono solo gli extracomunitari abusivi, ma pure
i regolari"

Un ragazzo ucciso. Un intero quartiere di Milano ostaggio per ore di una violenta guerriglia. Onorevole Mantovano, lei è sottosegretario all’Interno con delega alla sicurezza, come risponde alla rabbia dei cittadini che denunciano l’assenza dello Stato?
«La prima immediata risposta è il ripristino dell’ordine e la garanzia di sicurezza per i cittadini. Vanno rinforzati i presidi sul territorio e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha già dato il via libera per l’arrivo di 170 poliziotti in più. Poi è necessario capire bene la dinamica degli scontri per fornire le risposte giuste».
Secondo lei che cosa è accaduto?
«Ritengo sia sbagliato ridurre tutto soltanto a una questione di ordine e sicurezza. Via Padova non è Rosarno e soprattutto non siamo nelle banlieue. Questo non significa che stia sottovalutando il problema, che ha una dimensione preoccupante. A differenza di altri Paesi, l’immigrazione in Italia è arrivata tardi ed è esplosa tutta insieme. Siamo passati dal mezzo milione di immigrati regolari degli anni ’90 ai cinque di oggi. Un’accelerazione che ha prodotto conseguenze inevitabili. A Milano siamo passati da poche migliaia a 400mila stranieri e il loro insediamento è avvenuto in modo disorganico, senza controllo».
La causa dunque è in questa crescita disordinata?
«A Milano il dato che emerge da quanto è accaduto non è quello della clandestinità. Si tratta nella maggioranza dei casi di stranieri regolari, addirittura di seconda generazione. Ci si trova di fronte a uno sviluppo accelerato e a una cattiva gestione dell’insediamento urbano che ha creato in alcune zone delle miscele potenzialmente esplosive. Come in via Anelli a Padova o nel quartiere Esquilino a Roma».
Che cosa ha fatto e che cosa intende fare il governo per evitare che in queste aree a rischio periodicamente si ricada nel caos e nella violenza?
«Fino a ora il governo ha dovuto affrontare il tema più urgente, ovvero il contrasto all’immigrazione clandestina. Ora dobbiamo sostenere i processi di integrazione. E ci stiamo già lavorando ad esempio con il permesso di soggiorno definito impropriamente “a punti” e anche con i provvedimenti sulla scuola, come il tetto del 30 per cento agli alunni immigrati. Poi occorre far rispettare le norme sugli affitti agli stranieri, contenuta nella Bossi-Fini, che prevede sanzioni pesantissime per chi affitta in nero agli irregolari. Siamo stati attenti alla prima accoglienza ma abbiamo lasciato l’insediamento urbanistico al libero mercato. Invece occorre regolare anche questo aspetto».
Esponenti della Lega come Matteo Salvini chiedono controlli ed espulsioni casa per casa.
«Non credo serva a nulla. Come ho già detto non ci troviamo di fronte a un problema di clandestinità. Reazioni a caldo rischiano di farci perdere di vista il problema reale».
Ovvero?
«Dobbiamo invertire la tendenza e chiudere con la distribuzione sul territorio fai da te. La questione è complessa e bisogna evitare le contrapposizioni ideologiche altrimenti le miscele esplosive finiscono per saltare in aria. Penso ad esempio anche a quello che ha fatto Zanonato, sindaco di centrosinistra, a Padova. Prima ha costruito il muro antispaccio che è poi diventato inutile perché gli stranieri sono stati trasferiti in un altro quartiere».
La sinistra accusa: Pdl e Lega governano a Milano da anni. La responsabilità è tutta loro.
«In realtà il centrodestra è stato al governo del Paese circa 7 anni su venti. Mi sembrano davvero pochi per addossare su questo governo responsabilità che invece sono da attribuire soprattutto a una politica di indiscriminata accoglienza da parte della sinistra le cui conseguenze pesano ancora molto. La Bossi-Fini deve produrre tutti i suoi effetti, stiamo ancora varando i decreti attuativi».
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, parla di fallimento totale della politica del centrodestra in materia di immigrazione.
«Il ragionamento di Bersani non regge. Non abbiamo mai pensato che l’istituzione del reato di clandestinità avrebbe risolto tutti i problemi come una bacchetta magica. Siamo partiti dal ripristino della sicurezza e ora stiamo affrontando singole realtà territoriali. Ricordo che da poco Maroni ha siglato un patto della sicurezza per Prato. Insomma sulla questione immigrazione c’è il cartello lavori in corso, tenendo conto di un’opposizione poco costruttiva e anche di una magistratura che a volte boicotta la Bossi-Fini. Lo sforzo della seconda parte di questa legislatura sarà quello di sostenere l’integrazione».