In "Manuale d’amore 2" domina l’eros zapaterista

Ambientate in Spagna le nozze gay di Rubini-Albanese e l’inseminazione di Bobulova-Volo, il sesso tradizionale con Bellucci e Verdone resta in Italia. Nelle sale dal 19

Roma - La famosa scena «hot», preannunciata da una sequenza di cinque scatti in esclusiva per Ciak, arriva al trentesimo minuto. E c'è da augurarsi che i censori di via della Ferratella, indulgenti con Apocalypto e implacabili con Il grande capo, non si facciano venire strane idee. Perché davvero non si vede niente di particolarmente scabroso. Se non lei, Monica Bellucci (Guarda la fotogallery) che si sfila le mutandine da sotto l'abituccio scollato e si accomoda a cavalcioni sopra di lui, un Riccardo Scamarcio incastrato nella sedia a rotelle, per prendersi l'addio al celibato a pochi giorni dalle nozze col dj Claudio Bisio. «Tutto quello che farò stasera l'ho sognata mille volte e nei minimi dettagli», sospira la sexy-fisioterapista. E pensare che il giovanotto, ossessionato da quella presenza femminile, era convinto di andare a prendere solo una birra nella mensa dell'ospedale dove sta recuperando l'uso delle gambe.
Esce il 19 gennaio, in 600 copie, Manuale d'amore 2 (capitoli successivi), e c'è da scommettere che farà il botto. Il primo episodio totalizzò più di 14 milioni di euro; questo secondo, sempre diretto da Giovanni Veronesi per Aurelio De Laurentiis, mira a superare quel record. Così da lunedì buona parte del cast maschile, cioè Scamarcio, Fabio Volo, Sergio Rubini e Carlo Verdone, sta risalendo lo stivale, con proiezioni piazza per piazza (Palermo, Bari, Pescara, Ancona, Firenze, Bologna...) in vista della conferenza stampa del 16. Assenti giustificate le donne: Monica gira a Parigi, Barbora Bobulova sta per partorire, Elsa Pataky è in India.
Al Giornale Veronesi spiegò così il senso del primo episodio, «Eros», del nuovo catalogo amoroso: «Il pensiero erotico non è tradimento vero. È una piccola concessione alla propria vita. Il peccato vero arriva quando non sogni più». Allargando il discorso, proseguì: «Rispetto al primo film, nel quale l'amore era legato alle diverse età della vita, questi nuovi quattro episodi sono più teneri e profondi, certamente più infissi nell'Italia di oggi».
Veronesi ce l'ha con i vincoli imposti dalla legislazione in tema di inseminazione artificiale e Pacs. In «Maternità», infatti, la Bobulova si sottopone a micidiali bombardamenti di ormoni, a endoscopie vaginali e delizie simili. Un calvario. La terapia debilita lei, pronta a non darla vinta «a questi ormoni di merda», e rinvigorisce il marito Fabio Volo, benché i suoi spermatozoi siano «piccoli e rincoglioniti». Nello stanzino asettico della superclinica di Barcellona l'uomo riuscirà addirittura a produrre una porzione accettabile di liquido seminale consultando una foto di Monna Lisa sul País. La Spagna di Zapatero, che in materia di diritti civili sta bruciando le tappe, dando tanti dispiaceri alla Chiesa, torna anche nell'episodio «Matrimonio», titolo da non prendere alla lettera. Giacché a sposarsi con rito veloce e informale sono due gay di Lecce, incarnati con sobria identificazione, senza isterismi checcheschi alla Vizietto, da Sergio Rubini e Antonio Albanese. Ed è qui che si comincia a ridere, specie in alcuni duetti in salsa pugliese o quando Rubini si esibisce per la sorella nella parodia di un ET «frocio». Tuttavia l'atmosfera generale del film invita alla riflessione, con digressioni amarognole sulla persistenza di pregiudizi e ipocrisie. «Ma non faccio politica. Sono gli omosessuali stessi a scherzare sui Pacs e sulle adozioni, considerate battaglie di principio più che alternative reali», sdrammatizza il regista.
Eppure vorrà pur dire qualcosa che le quattro storie girino attorno all'ospedale, luogo di dolore e speranza; quasi che Veronesi, dopo aver ironizzato sulle canzoni di Gigi D'Alessio e affettuosamente omaggiato il fratello Sandro di Caos calmo, volesse ricordarci l'essenza fragile dell'esistenza, la sostanza cangiante e imperscrutabile dell'amore. All'occorrenza Amore estremo, come recita, per ironico contrasto, l'episodio finale, interpretato da un Verdone sempre in palla nel ruolo di un maître di ristorante, in crisi con la moglie, che esagera col Viagra per non sfigurare con un'esuberante ragazza spagnola. «La mia vita era piatta come una fettina panata», si lamenta il cinquantenne nell'incipit; ma dopo l'overdose erotica e la degenza in cardiologia, sarà bello per lui riaccucciarsi in famiglia.