Manuale di lettura dei libri-Strega

Chissà perché il Premio Strega non lo sottotitolano Premio Edificante delle Braccia Sottratte all’Agricoltura. O Premio Sindacalisti Grafomani Associati. O Premio Amici della Domenica e dei Piagnistei di tutti gli altri tristi giorni lavorativi. O Almeno Premio CGIL e Compagnia Bella di Anime Belle. In ogni caso da domani i libri dei cinque classificati li troverete sui banconi con relativa fascetta, e se non sapete come orientarvi eccovi una piccola guida per recarvi in libreria a colpo sicuro o almeno mostrare agli amici di saperne qualcosa senza neppure fare la fatica di leggerli, tanto è uguale.
EDOARDO NESI Storia della mia gente (Bompiani) - un po’ saggio, un po’ romanzo, un po’ autobiografia, un po’ reportage - è il primo classificato della narrativa edificante e racconta il turpe inganno della globalizzazione in una provincia italiana. La gente di Nesi è quella di Prato, dove le fabbriche chiudono e arrivano i cinesi e i piccoli imprenditori falliscono, insomma un servizio di Annozero. Non esulta la Confindustria ma il Corriere della Sera, che è la stessa cosa: «Ha vinto la rabbia per un’Italia del lavoro che sembra scomparsa e per una volta è stato un successo senza discussioni». Anche perché, essendo un libro RCS, sul Corriere cosa volete discutere. Nesi aggiunge, compunto: «Voglio dedicarlo a tutti quelli che hanno perso il lavoro». Se non leggete il libro votate almeno l’autore alle primarie del Pd. È anche la prova di come si possa tradurre meravigliosamente David Foster Wallace restando irrimediabilmente Edoardo Nesi.
MARIAPIA VELADIANO Seconda classificata nel premio della narrativa edificante, anche perché l’edificante qui si svolge dentro un edificio di un paese veneto. Si intitola La vita accanto (Einaudi) e è l’amaro racconto di una bambina brutta, rifiutata da sua madre perché brutta, e in fondo, a leggere, neppure bella dentro. Tra padri assenti e tate frignanti e zie sensibili e vecchie insegnanti capaci di illuminare la triste vita dell’orribile piccina, che tuttavia ha un talento speciale nel suonare il pianoforte dalla mattina alla sera, sperando di toccare il cuore della madre cattiva, che storia. Favola della morale: ogni bambina brutta può salvarsi imparando la musica, basta che non voglia essere bella. È uno di quei casi in cui per delicatezza non si chiede all’autrice se il romanzo è autobiografico.
BRUNO ARPAIA Con L’energia del vuoto (Guanda) è arrivato terzo perché, pur non essendo così strettamente sociale, l’autore vorrebbe conciliare la scienza con la letteratura, i sentimenti, il cuore, l’amore, le emozioni. Tra l’altro spacciando per nuovo il vecchio trucchetto spiritualista di usare le astrazioni della fisica per ricamare in trama le solite domandine umane sui misteri della vita, sicché figuriamoci, nel meraviglioso di ciò che non si sa gira e rigira c’è sempre posto per Dio. Più che il bosone di Higgs riconciliato con Dante è Houellebecq riconciliato con Benigni.
MARIO DESIATI L’autore di Ternitti (Mondadori) è notoriamente amico di tutti, e perfino amico mio, forse è il miglior amico dell’uomo. Il suo romanzo aveva le carte dell’edificante social-sentimentale in piena regola, e dimostra anche la grande strategia del mio amico Mario, furbissimo: dopo gli operai di Piombino della Avallone e gli operai delle paludi pontine di Pennacchi, primi e secondi classificati l’anno scorso, lui cosa fa? Una bella storia d’amore tra operai pugliesi di una fabbrica d’amianto, e se è arrivato quarto non è mica colpa sua: come poteva prevedere l’ascesa dei disoccupati di Prato?
LUCIANA CASTELLINA La scoperta del mondo (nottetempo) non è propriamente un’opera d’arte ma tanto non lo sono neppure gli altri classificati, e comunque è il suo diario scritto tra il 1943 e il 1948, lo ha ritrovato in soffitta e lo ha pubblicato per lasciarlo ai nipotini «perché si facessero un’idea di cosa significava avere la loro età nei remoti anni Quaranta», con l’aggiunta di un’accorata introduzione della figlia, più familiar-edificante di così si muore, non si capisce cosa gliene possa fregare a chi non è né figlio né nipote della Castellina, ma tant’è. In compenso, per dare l’idea di vasti orizzonti, il diario si intitola La scoperta del mondo, sebbene in realtà ci sia solo tutta l’adolescenza della Castellina minuto per minuto, gli anni difficili del fascismo vissuti dalla Castellina, la scoperta di una dimensione collettiva e solidale della Castellina, e l’inevitabile passaggio al PCI, nel quale la Castellina ha visto «uno strumento per guardare al mondo», «un modo per non sentirsi inutile di fronte alle ingiustizie», un partito che «mi ha evitato di restare stupida», dice, e questo sarebbe il risultato.